Chi siamo

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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MILANO, via dei Cinquecento, 25, citofono: Ist. Prog. Com. (zona Corvetto; MM3; Bus 95) — lunedì ore 21,00 
MESSINA (nuovo punto di contatto), Piazza Cairoli - l’ultimo sabato del mese, dalle 16,30 alle 18,30)
ROMA, presso "Libreria Anomalia", via dei Campani, 73 — primo martedì del mese dalle 17,30 
TORINO,  Prossimo incontro pubblico a Torino sabato 14 gennaio 2017, ore 15,30, c/o Circolo ARCI CAP, corso Palestro 3/3bis
BOLOGNA, c/o Circolo Iqbal Masih, via dei Lapidari 13/L (Bus 11C) - secondo e ultimo martedì del mese, dalle 21,30 (Gli incontri di Bologna, sono momentaneamente sospesi. Non appena sarà possibile riprenderli, lo comunicheremo)
BENEVENTO, presso Centro sociale Asilo Lap31, Via Bari 1 - il primo Venerdì del mese, dalle ore 19.00.

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Giovedì, 21 Marzo 2019

Algeria – Tunisia – Egitto – Libia… La lotta è solo agli inizi! (Il programma comunista, n°2, 2011)

Proletari, compagni!

In Tunisia, Ben Ali è scappato. In Egitto, Mubarak ha dato le dimissioni e l’esercito ne ha preso il posto, con la benedizione degli Stati Uniti (che in tutti questi decenni non hanno mai smesso di finanziarlo gratis) e di tutte le borghesie europee (interessate soltanto a conservare la propria influenza economica e strategica nell’area). In Libia, Gheddafi per il momento resiste, a costo di una sanguinosa repressione: ma è probabile che anche i suoi giorni siano contati e si prepari un passaggio di poteri (forse con l’intervento della Nato). In realtà, tutto cambia, perché nulla cambi! Questi avvenimenti (che sono transizioni di regime, e non rivoluzioni) hanno voluto dire migliaia di morti e hanno occupato le prime pagine di tutti i media nelle ultime due settimane, nascondendo il fatto che tutta l’area che va dal Marocco alla Giordania e allo Yemen è stata investita – chi più, chi meno – da un possente movimento di lotta.

Sotto la pressione della crisi economica mondiale, spinte da condizioni di vita e di lavoro sempre più dure, precarie, opprimenti, le masse proletarie e proletarizzate sono scese in strada. Ma la loro rivolta, istintiva e di massa, è stata presto utilizzata da quei settori delle borghesie nazionali e della piccola borghesia da tempo interessati a una modernizzazione del regime, resa ancor più urgente dall’incalzare della crisi. Così, il movimento di lotta è stato presto incanalato verso obiettivi di riforma democratica: è stato quindi privato della sua forza potenziale. Non poteva essere altrimenti, dato il carattere istintivo della rivolta e in assenza di una forza rivoluzionaria in grado di porre, finalmente e apertamente, il problema del potere: il problema di chi comanda realmente – non questo o quell’individuo, ma quale classe e con quali interessi.

 

 

Proletari algerini, tunisini, egiziani, libici, di tutti i paesi dell’area!

Non illudetevi! Le forze (l’esercito, l’“opposizione”, partiti laici o religiosi) che hanno sostituito i “dittatori” non garantiranno una “maggiore libertà”! Garantiranno esclusivamente gli interessi (opposti ai nostri) del capitale nazionale e del capitale internazionale che oggi guarda a quell’area (così ricca di materie prime) con molta preoccupazione. Nell’immediato, potranno anche fare qualche concessione. Ma saranno solo briciole. La crisi economica mondiale imperversa ed è destinata ad aggravarsi: quindi, il nuovo regime, in Tunisia come in Egitto o in Libia, imporrà il… ritorno al lavoro e allo sfruttamento, spremerà i proletari per ricavare profitti (in Egitto, una delle prime misure del dopo-Mubarak è stata quella di vietare tutti gli scioperi!). E, se poi a qualcuno verrà in mente di tornare a manifestare per condizioni di vita e di lavoro meno dure, per avere più pane e case ed essere meno sfruttato, il “nuovo regime liberatore” farà quello che fanno tutti i regimi borghesi di fronte a un proletariato in lotta: bastonate, fucilate, cannonate!

 

 

Proletari, compagni!

A nord come a sud del Mediterraneo, all’ordine del giorno sono sempre due obiettivi, difficili ma – come la storia insegna – non impossibili:

  • la ripresa della lotta di classe aperta, contro le nostre rispettive borghesie, rompendo quella pace sociale che ci soffoca da decenni, rispondendo colpo su colpo ad ogni attacco del capitale, organizzandoci al di sopra di ogni barriera geografica, politica, linguistica, religiosa;
  • il radicamento internazionale del partito rivoluzionario, che solo può essere la guida e lo stato maggiore di un definitivo assalto contro il nostro nemico – il modo di produzione capitalistico e lo Stato che lo difende – , per la dittatura del proletariato e per il comunismo.

Sono due obiettivi enormi, ma urgenti e irrinunciabili. Ogni altra strada porterà solo ad altre sofferenze, ad altri massacri.

 


 

Partito Comunista Internazionale
              
                                                                  (Supplemento al n°01/2011 de " Il programma Comunista")  

International Press

 

            pc012019        

            

 

Incontri pubblici in evidenza

  • Torino - 23/03/2019, dalle 14.30, presso c/o Circolo ARCI CAP - Corso Palestro 3/3bis
  • Berlino: 03/02/2019, ore 15,00, presso K9 (cortile interno), Kinzigstrasse 9, incontro pubblico sul tema: "Gilet gialli: rivolta popolare e illusioni democratiche"
  • Milano 18/02/2019 , ore 18,30, presso Spazio Ligera, via Padova 133 (autobus 56, fermata Mamiani), incontro pubblico sul tema: "Decreto sicurezza: dividere,emarginare, reprimere i proletari"
  • Milano 18/03/2019 , ore 18,30, presso Spazio Ligera, via Padova 133 (autobus 56, fermata Mamiani), incontro pubblico sul tema: "Il fantasma dell'Europa unita"

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