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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Mercoledì, 16 Gennaio 2019

Tesi sul movimento sindacale, i consigli di fabbrica e la III Internazionale, II Congresso (1920)

 

(Protokoll, pagg. 526-537)

 

I

 

1. I sindacati costituiti dalla classe operaia nel periodo di sviluppo pacifico del capitalismo erano organizzazioni di lotta per l'aumento del prezzo della forza lavoro sul mercato del lavoro e per il miglioramento delle condizioni del suo impiego. I marxisti rivoluzionari si sforzavano di collegarli al partito politico del proletariato, l'allora socialdemocrazia, ai fini della lotta comune per il socialismo. Per le stesse ragioni per cui la socialdemocrazia internazionale, salvo poche ecce­zioni, si rivelò non uno strumento della lotta rivoluzionaria del proletariato per l'abbattimento del capitalismo, ma una organizzazione destinata ad allontanare il proletariato dalla rivoluzione nell’interesse della borghesia, durante la guerra i sin­dacati si dimostrarono nella maggioranza dei casi un ingranaggio dell’apparato bellico della borghesia, che aiutarono ad estorcere alla classe operaia il più pos­sibile di sudore ai fini di una condotta il più possibile energica della guerra per gli interessi del profitto capitalistico. I sindacati, che abbracciavano essenzialmente operai qualificati e meglio retribuiti, limitati dalla loro ristrettezza corporativa, imprigionati da un apparato burocratico isolato dalle masse, sviati dai loro capi opportunisti, hanno tradito non solo la causa della rivoluzione sociale ma perfino quella della lotta per il miglioramento delle condizioni di vita degli operai da essi organizzati. Essi hanno abbandonato il punto di vista della lotta sindacale contro gli imprenditori, sostituendolo con un programma di pacifica conciliazione ad ogni costo coi capitalisti. Una simile politica è stata condotta non soltanto da sindacati liberi sedicentemente «socialisti» in Germania ed Austria, ma anche dalle orga­nizzazioni sindacaliste in Francia.

2. Le conseguenze economiche della guerra, la completa disorganizzazione dell’economia mondiale, l'aumento vertiginoso del costo della vita, l'impiego sulla scala più vasta del lavoro femminile e infantile, il peggioramento delle condizioni di abitazione - tutto ciò spinge le grandi masse del proletariato sulla via della lotta contro il capitalismo. Questa lotta, per l'estensione e il carattere che ogni giorno più assume, è una lotta rivoluzionaria che mina obiettivamente le basi del regime capitalista. L'aumento del salario ottenuto oggi mediante la lotta economica da questa o quella categoria operaia, domani è già superato dal rincaro. Il costo della vita deve aumentare, perché la classe capitalistica dei paesi vittoriosi, mentre distrugge con la sua politica di sfruttamento l'Europa centrale e orientale, non solo non è in grado di organizzare l'economia mondiale, ma la disorganizza conti­nuamente. Per ottenere vittoria nella lotta economica, le grandi masse operaie che finora rimanevano estranee ai sindacati affluiscono nelle loro file. In tutti i paesi capitalistici si nota un forte potenziamento dei sindacati, che oggi sono un'orga­nizzazione non più della sola parte avanzata del proletariato, ma delle sue grandi masse. Affluendo nei sindacati, queste cercano di farne la loro arma di combatti­mento. I contrasti di classe sempre più aspri costringono i sindacati a prendere la direzione degli scioperi che sommergono in poderose ondate l'intero mondo capitalistico e interrompono costantemente il processo di produzione e di scambio. Elevando le proprie rivendicazioni parallelamente al rincaro dei prezzi e alla loro crescente miseria, le masse operaie sconvolgono le basi di ogni calcolo capitalistico, questo presupposto elementare di ogni economia ordinata. I sindacati che, durante la guerra, erano divenuti organi di influenzamento delle masse operaie nell’interesse della borghesia, diventano organi di distruzione del capitalismo.

3. Questa metamorfosi dei sindacati viène ostacolata in ogni modo dalla vecchia burocrazia sindacale e dalle vecchie forme di organizzazione dei sindacati. In molti paesi la vecchia burocrazia sindacale cerca di tenere in piedi i sindacati come organizzazioni dell’aristocrazia operaia, conservando i regolamenti che vietano alle masse di lavoratori mal retribuiti l'accesso alle organizzazioni sindacali. Essa cerca di sostituire la lotta operaia basata sullo sciopero, che assume sempre più il carattere di una lotta rivoluzionaria fra proletariato e borghesia, con una politica di conciliazione coi capitalisti, con una politica di contratti a lunga scadenza, che hanno perduto ogni senso anche solo a causa degli ininterrotti, vertiginosi sbalzi dei prezzi. Essa cerca di imporre agli operai una politica di comunione d'interessi coi padroni, di «joint industry councils», e di rendere giuridicamente difficile, con l'aiuto dello stato capitalista, l'effettuazione degli scioperi. Nei momenti più aspri della lotta, la burocrazia semina la divisione fra le masse operaie, impedisce alla lotta delle diverse categorie lavoratrici di fondersi in una lotta generale di classe, appoggiata in questi tentativi dalla tradizionale organizzazione dei sindacati, che isola gli operai di un ramo d'industria in gruppi professionali a sé stanti, mal­grado il fatto che il processo di sfruttamento tende ad affasciarli. Essa fa leva sulla forza di inerzia dell’ideologia della vecchia aristocrazia operaia, benché questa sia costantemente indebolita dal processo di soppressione dei privilegi di singoli gruppi del proletariato in seguito al crollo generale del capitalismo, al livellamento delle condizioni della classe operaia, alla generalizzazione della sua miseria e insicurezza.

In tal modo, la burocrazia sindacale divide in miseri ruscelli il possente fiume del movimento operaio, baratta gli scopi rivoluzionari generali del movimento contro rivendicazioni parziali riformistiche, e frena in generale il processo di trasformazione della lotta del proletariato in lotta rivoluzionaria per l'abbattimento del capitalismo.

4. In considerazione dell’affluire nei sindacati di poderose masse operaie, in considerazione del carattere obiettivamente rivoluzionario della lotta economica che queste masse conducono in antitesi alla burocrazia sindacale, i comunisti devono in tutti i paesi entrare nei sindacati per farne degli organi di lotta per l'abbatti­mento del capitalismo, per il comunismo. Essi devono prendere l'iniziativa della costituzione di sindacati là dove questi non esistono.

Ogni volontario estraniarsi dal movimento sindacale, ogni tentativo artificiale di creare particolari sindacati senza esservi costretti da eccezionali atti di violenza della burocrazia sindacale (scioglimento di gruppi locali rivoluzionari nei sindacati ad opera delle centrali opportunistiche), o dalla sua politica angustamente aristo­cratica, che vieta alle grandi masse di operai poco qualificati l'accesso alle organiz­zazioni, rappresenta un enorme pericolo per il movimento comunista. Esso minaccia di consegnare ai capi opportunisti che lavorano al servizio della borghesia gli operai più progrediti, più dotati di coscienza di classe. La debolezza delle masse operaie, la loro indecisione, la loro accessibilità ai fittizi argomenti dei capi opportunisti, possono essere unicamente superate, via via che la lotta si inasprisce, nella misura in cui i più vasti strati della classe operaia imparano, attraverso la loro stessa esperienza, attraverso le loro vittorie e sconfitte, che sulla base del sistema econo­mico capitalistico non si possono più conseguire condizioni di vita umane; nella misura in cui gli operai comunisti di avanguardia imparano ad essere, nella lotta economica, non solo i propagandisti delle idee del comunismo, ma anche i più decisi dirigenti della lotta economica e dei sindacati. Solo in tal modo si potranno allontanare dai sindacati i capi opportunistici. Solo in tal modo i comunisti potranno prendere la testa del movimento sindacale e farne un organo della lotta rivolu­zionaria per il comunismo. Solo in tal modo essi elimineranno la frammentazione tipica dei vecchi sindacati e li sostituiranno con sindacati d'industria, suscettibili di abbattere la burocrazia separata dalle masse e di sostituirla con un apparato di rappresentanti aziendali, non lasciando alle centrali sindacali che le funzioni più strettamente necessarie.

5. Poiché i comunisti danno più importanza agli scopi e alla natura della organizzazione sindacale che alla sua forma, non devono arretrare di fronte ad una scissione delle organizzazioni sindacali, se la rinuncia alla scissione dovesse equivalere alla rinuncia al lavoro rivoluzionario nei sindacati, alla rinuncia al tentativo di farne uno strumento della lotta rivoluzionaria, alla rinuncia all’organizzazione dei settori più sfruttati del proletariato. Ma, anche se una tale scissione si dimo­strasse necessaria, vi si deve procedere soltanto se i comunisti riescono, con una lotta incessante contro i capi opportunistici e la loro tattica, e con la più attiva partecipazione alle lotte economiche, a convincere le grandi masse lavoratrici che la scissione viene intrapresa non per obiettivi rivoluzionari remoti e ad esse ancora incomprensibili, bensì per l'interesse concreto e più immediato della classe operaia nello sviluppo delle sue lotte rivendicative. I comunisti, qualora una scis­sione si renda necessaria, devono valutare con la massima cura se essa non porti a un loro isolamento dalle masse lavoratrici.

6. Là dove la scissione fra il movimento sindacale opportunista e quello rivoluzionario è già avvenuta, là dove, come in America, esistono accanto ai sindacati opportunisti associazioni economiche con tendenze rivoluzionarie anche se non comuniste, i comunisti hanno l'obbligo di appoggiare questi sindacati rivoluzionari e aiutarli a spogliarsi dei loro pregiudizi sindacalisti e a porsi sul terreno del comunismo, che solo può servire di bussola sicura nel vortice delle lotte economiche. Là dove, nell’ambito dei sindacati o fuori di essi, nelle fabbriche, si formano organizzazioni come gli Shop stewards, i Betriebsräte, i consigli di fabbrica, che si prefiggono di lottare contro le tendenze controrivoluzionarie della burocrazia sindacale e di appoggiare le azioni dirette e spontanee del proletariato, i comunisti hanno naturalmente il dovere di sostenere con tutta la loro energia queste orga­nizzazioni. L'appoggio ai sindacati rivoluzionari non deve però significare l'uscita dei comunisti dai sindacati opportunisti, che oggi sono in uno stato di fermento e tendono a passare sul terreno della lotta di classe. Al contrario, i comunisti, cercando di affrettare lo sviluppo dei sindacati di massa che si muovono in direzione della lotta rivoluzionaria, potranno svolgere il ruolo di elementi atti a unificare ideologicamente e organizzativamente gli operai sindacalmente organizzati in vista della lotta comune per l'abbattimento del capitalismo.

7. Nell’epoca di decadenza del capitalismo, la lotta economica del prole­tariato si trasforma in lotta politica molto più rapidamente di quanto ciò non fosse possibile nell’epoca di sviluppo pacifico del capitalismo. Ogni grande scontro economico può mettere gli operai direttamente di fronte alla questione della rivo­luzione. É perciò dovere dei comunisti, in tutte le fasi della lotta economica, di indicare agli operai che questa può avere successo soltanto se la classe operaia vince in una lotta aperta la classe dei capitalisti e, attraverso la dittatura, dà mano all’opera dell’edificazione socialista. Partendo da tali considerazioni, i comunisti devono sforzarsi, se possibile, di realizzare una piena unità fra i sindacati e il partito comunista, di sottoporre i sindacati all’effettiva direzione del partito come avanguardia della rivoluzione proletaria. A questo scopo, i comunisti devono creare dovunque nei sindacati e nei consigli di fabbrica frazioni e gruppi comunisti, mediante i quali impadronirsi del movimento sindacale e dirigerlo.

 

II

 

1. La lotta economica del proletariato per l'aumento del salario e per il miglioramento generale delle condizioni di vita delle masse operaie cade ogni giorno più in un vicolo cieco. Il caos economico che invade in misura crescente un paese dopo l'altro mostra anche agli operai più arretrati che non basta lottare per l'aumento del salario e per la riduzione della giornata di lavoro; che la classe dei capitalisti è sempre meno in grado di ristabilire l'economia e di assicurare ai lavoratori anche solo le condizioni di vita di cui godevano prima della guerra. Da questa crescente consapevolezza nasce in loro la tendenza a creare organiz­zazioni capaci di iniziare la lotta per la salvaguardia della vita economica mediante il controllo operaio dei consigli di fabbrica sulla produzione. La tendenza a creare consigli di fabbrica, da cui sono animati ogni giorno più gli operai di diversi paesi, trae origine dalle cause più svariate (lotta contro la burocrazia controrivoluzionaria, demoralizzazione dopo le sconfitte nella lotta puramente rivendicativa, sforzo di creare organizzazioni che abbraccino tutti gli operai), ma sfocia sempre e dovunque nella lotta per il controllo dell’industria, compito storico specifico dei consigli di fabbrica. É quindi un errore voler organizzare consigli di fabbrica con i soli operai che si muovono già sul terreno della dittatura del proletariato. Al contrario, com­pito del Partito comunista è di approfittare della rovina economica per organizzare tutti gli operai ed armarli in vista della lotta per la dittatura del proletariato, allargando e approfondendo l'agitazione, a tutti ormai comprensibile, per il controllo della produzione.

2. Questo compito potrà essere assolto dal Partito comunista soltanto se, nella lotta per i consigli di fabbrica, svilupperà nelle masse la coscienza che una ripresa pianificata dell’economia è divenuta impossibile sulla base della società capitalistica, in quanto significherebbe un ulteriore soggiogamento degli operai da parte dello stato a favore della classe capitalistica. Un'organizzazione dell’economia rispondente agli interessi delle masse operaie è possibile soltanto se lo stato è nelle mani della classe operaia, se la mano ferma della dittatura proletaria procede all’eliminazione del capitalismo e all’edificazione socialista.

3. La lotta dei consigli di fabbrica contro il capitalismo ha come obiettivo generale immediato il controllo operaio sulla produzione. Gli operai di ogni azienda, di ogni ramo di industria, indipendentemente dalla loro categoria professionale, soffrono del sabotaggio della produzione ad opera dei capitalisti, i quali trovano spesso più vantaggioso sospendere la produzione o per costringere gli operai con la fame ad accettare le condizioni di lavoro più dure, o per non intraprendere nuovi investimenti in un'epoca di generale rincaro. La difesa contro il sabotaggio della produzione ad opera dei capitalisti affascia gli operai a prescindere dalle loro convinzioni politiche; i consigli di fabbrica eletti da tutti i lavoratori di un'azienda sono quindi le più vaste organizzazioni di massa del proletariato. Ma la disorganiz­zazione dell’economia capitalistica non è soltanto frutto della volontà cosciente dei capitalisti; essa è in alto grado un effetto dell’inarrestabile declino del capitalismo. Perciò i consigli di fabbrica, nella loro lotta contro le conseguenze di tale declino, debbono spingersi oltre i limiti del controllo su una singola impresa. Essi si trove­ranno ben presto di fronte al problema del controllo operaio su interi rami di industria e sul loro insieme. Ma poiché al tentativo degli operai di controllare l'approvvigionamento delle fabbriche in materie prime, le operazioni finanziarie degli imprenditori ecc., la borghesia e i governi capitalistici rispondono con le più energiche misure contro la classe lavoratrice, la lotta per il controllo operaio sulla produzione conduce necessariamente alla lotta per la presa del potere da parte della classe operaia.

4. L'agitazione per i consigli di fabbrica dev'essere condotta in modo da radicare nella coscienza delle grandi masse popolari, anche se non appartengono direttamente al proletariato industriale, la convinzione che la responsabilità della rovina economica risale alla borghesia, mentre il proletariato, lanciando la parola d'ordine del controllo operaio, lotta per l'organizzazione della produzione, per la soppressione della speculazione e del rincaro. É compito dei partiti comunisti lottare per il controllo della produzione sulla base delle più scottanti questioni del giorno, sulla base della penuria di combustibile, sulla base della disorganizzazione dei trasporti, collegando l'uno all’altro settori isolati del proletariato e attirando dalla loro parte vasti strati della piccola borghesia che si proletarizza ogni giorno più e soffre duramente della crisi economica.

5. I consigli di fabbrica non possono sostituire i sindacati. Solo nel corso dell’azione essi possono, superando i limiti di fabbriche e laboratori isolati, riunirsi per branche produttive, e creare un apparato generale per la direzione di tutta la lotta. I sindacati sono già ora organi di combattimento centralizzati, benché non abbraccino masse operaie così vaste come i consigli di fabbrica, che sono organiz­zazioni non rigide, accessibili a tutti gli operai di un'azienda. La divisione dei compiti fra consigli di fabbrica e sindacati è il risultato dello sviluppo storico della rivoluzione sociale. I sindacati organizzano le masse operaie in vista della lotta per le rivendicazioni dell’aumento del salario e della riduzione dell’orario di lavoro su scala nazionale. I consigli di fabbrica si organizzano in vista del controllo operaio sull’industria e della lotta contro la disorganizzazione economica abbrac­ciano tutti gli operai di fabbrica ed officina, ma la loro lotta può assumere solo gradualmente un carattere generale. Soltanto nella misura in cui i sindacati superano le tendenze controrivoluzionarie della loro burocrazia, e diventano organi coscienti della rivoluzione, i comunisti devono appoggiare la tendenza a trasformare i con­sigli di fabbrica in sezioni aziendali dei sindacati.

6. Compito dei comunisti è di permeare sia i sindacati che i consigli di fabbrica dello stesso spirito di lotta decisa, di consapevolezza e comprensione dei migliori metodi di combattimento, cioè dello spirito del comunismo. Assolvendo questo compito, i comunisti devono sottomettere di fatto i consigli di fabbrica e i sindacati alla direzione del Partito comunista e, in tal modo, creare un organo proletario di massa, base di un possente partito centralizzato del proletariato, che abbracci tutte le organizzazioni proletarie di lotta e le guidi sullo stesso cammino verso la vittoria della classe operaia mediante la dittatura del proletariato, verso il comunismo.

7. Trasformando i sindacati e i consigli di fabbrica in potenti armi della rivoluzione, i comunisti preparano questi organismi di massa al grande compito che loro spetterà dopo l'instaurazione della dittatura proletaria, il compito di divenire un elemento fondamentale della riorganizzazione della vita economica su basi socialiste. Allora i sindacati, organizzati come associazioni di industria e pog­gianti sui consigli di fabbrica come loro sezioni aziendali, educheranno le masse lavoratrici ai loro compiti produttivi; faranno degli operai più abili ed esperti i dirigenti delle imprese; prenderanno sotto il loro controllo gli specialisti tecnici; e, insieme ai rappresentanti del potere operaio, redigeranno ed eseguiranno i piani della politica economica socialista.

 

III

 

Già in tempo di pace, i sindacati tendevano ad unirsi internazionalmente, perché i capitalisti, in caso di sciopero, ricorrevano ad operai di altri paesi in veste di crumiri. Ma, prima della guerra, l'internazionale sindacale non aveva che un'im­portanza secondaria. Essa si occupava dei soccorsi finanziari reciproci fra sindacati e dell’organizzazione di statistiche sociali, non dell’organizzazione della lotta comune, perché le associazioni economiche dirette da opportunisti cercavano di impedire ogni lotta rivoluzionaria di portata internazionale. I capi opportunisti dei sindacati che, durante la guerra, agirono ciascuno nel suo paese da lacché della borghesia cercano ora di ricostruire l'Internazionale sindacale e di farne un'arma per la lotta diretta del capitale mondiale contro il proletariato. Sotto la guida di Legien, Jouhaux, Gompers essi creano un «Ufficio del lavoro» presso la Lega delle Nazioni, questa organizzazione del brigantaggio internazionale capitalistico. Si sforzano in tutti i paesi di disciplinare giuridicamente i movimenti di sciopero, di costringere gli operai a sottomettersi all’arbitrato dei rappresentanti dello stato borghese. Tentano dovunque mediante compromessi con i capitalisti, di ottenere concessioni a favore degli operai qualificati, per distruggere l'unità crescente della classe operaia.

L'Internazionale sindacale di Amsterdam è perciò un surrogato della fallita II Internazionale di Bruxelles. Gli operai comunisti appartenenti ai sindacati di tutti i paesi devono invece lavorare alla creazione di un fronte internazionale di lotta dei sindacati. Non si tratta più di fornire aiuti finanziari in caso di sciopero, ma di fare in modo che, non appena un pericolo minacci la classe operaia di un paese, i sindacati degli altri paesi, in qualità di organizzazioni di massa, contribuiscano alla sua difesa e rendano impossibile alla propria borghesia di venire in aiuto a quella di un altro stato in lotta con la classe lavoratrice. La lotta economica del proletariato diventa sempre più, in tutto il mondo, lotta rivoluzionaria. Perciò i sindacati devono usare tutte le loro forze a sostegno di qualunque azione rivolu­zionaria, sia nel loro paese che in altri. A questo scopo, essi devono non solo tendere in ogni paese alla massima centralizzazione della loro lotta, ma farlo su scala internazionale; lo faranno aderendo all’Internazionale comunista, fondendosi con essa in un solo esercito, i cui diversi reparti combattano uniti prestandosi aiuto a vicenda.

 

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