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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Mercoledì, 16 Gennaio 2019

Tesi sul parlamentarismo presentate dalla Frazione comunista astensionista

 

 

(Protokoll, pagg. 430-434 e «Il Soviet» del 3.X.1920)

 

1. Il parlamentarismo è la forma di rappresentanza politica propria del regime capitalistico. La critica di princìpio dei comunisti marxisti nei riguardi del parla­mentarismo e della democrazia borghese in genere dimostra che il diritto di voto accordato a tutti i cittadini di tutte le classi sociali nelle elezioni degli organi rappresentativi dello stato, non può impedire che tutta l'impalcatura governativa dello stato costituisca il comitato di difesa degli interessi della classe capitalistica dominante, né che lo Stato si organizzi come lo strumento storico della lotta della borghesia contro la rivoluzione proletaria.

2. I comunisti respingono categoricamente la possibilità che la classe lavoratrice giunga al potere attraverso la maggioranza dei mandati parlamentari, invece di giungervi mediante la lotta rivoluzionaria armata. La conquista del potere poli­tico da parte del proletariato, che costituisce il punto di partenza dell’opera di costruzione economica comunista, implica la soppressione violenta ed immediata degli organi democratici, e la loro sostituzione con gli organi del potere proletario: i consigli operai. La classe degli sfruttatori essendo così privata di ogni diritto poli­tico, si realizzerà la dittatura del proletariato, ossia un sistema dì governo e di rappresentanza di classe. La soppressione del parlamentarismo è dunque un fine storico del movimento comunista: di più, la prima forma della società borghese che deve essere rovesciata, prima ancora della proprietà capitalista, prima ancora della stessa macchina burocratica e governativa dello stato, è proprio la democrazia rappresentativa.

3. Lo stesso vale per le istituzioni municipali o comunali borghesi, che è teoricamente errato contrapporre agli organi governativi. Infatti il loro apparato è identico al meccanismo statale borghese: esse devono parimenti essere distrutte dal proletariato rivoluzionario e sostituite dai soviet locali dei deputati operai.

4. Mentre l'apparato esecutivo, militare e poliziesco dello stato borghese organizza l'azione diretta contro la rivoluzione proletaria, la democrazia rappresen­tativa costituisce un mezzo di difesa indiretta che agisce diffondendo fra le masse l'illusione che la loro emancipazione possa realizzarsi mediante un pacifico processo e che la forma dello stato proletario possa anche essere a base parlamentare con diritto di rappresentanza alla minoranza borghese. Il risultato di questa influenza democratica sulle masse socialiste è stato la corruzione, nel campo della teoria come in quello dell’azione, del movimento socialista della II Internazionale.

5. Nel momento attuale, il compito dei comunisti nella loro opera di prepa­razione ideale e materiale della rivoluzione è prima di tutto di liberare il proletariato da queste illusioni e da questi pregiudizi, diffusi nelle sue file grazie alla complicità degli antichi capi socialdemocratici per distoglierlo dalla sua storica via. Nei paesi in cui un regime democratico esiste già da lungo tempo e si è profondamente radicato nelle abitudini delle masse e nella loro mentalità, come anche in quella dei partiti socialisti tradizionali, questo compito ha un'importanza molto rilevante e occupa un posto di primo piano fra i problemi della preparazione rivoluzionaria.

6. La partecipazione alle elezioni e all’attività parlamentare, nel periodo in cui nel movimento internazionale del proletariato la conquista del potere non si presentava ancora come una possibilità vicina, e non poteva ancora parlarsi di preparazione diretta alla realizzazione della dittatura proletaria, poteva offrire alcune possibilità di propaganda, di agitazione e di critica. D'altro lato, nei paesi in cui una rivoluzione borghese è tuttora in corso e crea nuove istituzioni, l'inter­vento dei comunisti in questi organi rappresentativi in formazione può offrire la possibilità di influire sullo sviluppo degli avvenimenti, per far sì che la rivolu­zione sbocchi nella vittoria del proletariato.

7. Nel periodo storico attuale, aperto dalla fine della guerra mondiale con tutte le sue conseguenze sull’organizzazione sociale borghese, dalla rivoluzione russa come prima realizzazione della conquista del potere da parte del proletariato, e dalla costituzione della nuova Internazionale in antitesi al socialdemocratismo dei traditori - e in quei paesi in cui il regime democratico ha da tempo completato il processo della sua formazione - non esiste invece alcuna possibilità di utilizzare per l'opera rivoluzionaria dei comunisti la tribuna parlamentare, e la chiarezza della propaganda non meno che l'efficacia della preparazione alla lotta finale per la dittatura esige che i comunisti conducano un'agitazione per il boicottaggio delle elezioni da parte dei lavoratori.

8. In queste condizioni storiche, il problema centrale del movimento essendo divenuto la conquista rivoluzionaria del potere, tutta l'attività politica del partito di classe deve essere consacrata a questo scopo diretto. É necessario spezzare la menzogna borghese secondo cui ogni scontro tra partiti politici avversari, ogni lotta per il potere, deve necessariamente svolgersi nel quadro del meccanismo demo­cratico, attraverso elezioni e dibattiti parlamentari; e non vi si potrà riuscire senza rompere col metodo tradizionale di chiamare gli operai alle elezioni - alle quali essi sono ammessi a fianco coi membri della classe borghese - e senza smetterla con lo spettacolo di delegati del proletariato che agiscono sullo stesso terreno parlamentare con i delegati dei suoi sfruttatori.

9. La pratica ultraparlamentare dei partiti socialisti tradizionali ha già troppo diffusa la pericolosa concezione che ogni azione politica consista nella azione elettorale e parlamentare. D'altra parte, il disgusto del proletariato per questa pratica di tradimento ha preparato un terreno favorevole agli errori sin­dacalisti ed anarchici, che negano ogni valore all’azione politica e alla funzione del partito. É perciò che i Partiti comunisti non otterranno mai un largo suc­cesso nella propaganda del metodo rivoluzionario marxista, se non baseranno il loro lavoro diretto per la dittatura del proletariato e per i consigli operai sull’abbandono di ogni contatto con l'ingranaggio della democrazia borghese.

10. L'enorme importanza che si attribuisce in pratica alla campagna elet­torale e ai suoi risultati, il fatto che per un periodo abbastanza lungo il partito le consacri tutte le sue forze e le sue risorse in uomini, in stampa, perfino in mezzi economici, concorre da un lato, malgrado ogni discorso da comizio e ogni dichiara­zione teorica, a rafforzare l'impressione che si tratti della vera azione centrale per gli scopi del comunismo, dall’altro conduce all’abbandono quasi completo del la­voro di organizzazione e di preparazione rivoluzionaria, dando all’organizzazione del partito un carattere tecnico affatto contrastante con le esigenze del lavoro ri­voluzionario sia legale che illegale.

11. In quei partiti che per delibera della loro maggioranza hanno aderito alla III Internazionale, il fatto di continuare a svolgere l'azione elettorale impedi­sce la necessaria selezione dagli elementi socialdemocratici, senza l'eliminazione dei quali l'Internazionale comunista fallirebbe al suo compito storico e non sarebbe più l'esercito disciplinato ed omogeneo della rivoluzione mondiale.

12. La natura stessa dei dibattiti che hanno per teatro il parlamento e gli altri organi democratici esclude ogni possibilità di passare dalla critica della po­litica dei partiti avversari ad una propaganda contro il princìpio stesso del par­lamentarismo, ad una azione che oltrepassi i limiti del regolamento parlamenta­re; allo stesso modo che non sarebbe possibile ottenere il mandato che dà diritto alla parola, se ci si rifiutasse di sottomettersi a tutte le formalità prescritte dalla procedura elettorale. Il successo nelle schermaglie parlamentari sarà sempre e sol­tanto in ragione dell’abilità nel maneggio dell’arma comune dei princìpi sui quali l'istituzione stessa si fonda e dei cavilli del regolamento; così come il successo nella lotta elettorale si giudicherà sempre e soltanto dal numero dei voti o dei seggi ottenuti. Ogni sforzo dei partiti comunisti per dare un carattere comple­tamente diverso alla pratica del parlamentarismo non potrà non condurre al fal­limento le energie che si dovranno spendere in questa fatica di Sisifo, e che la causa della rivoluzione comunista chiama senza indugio sul terreno dell’attacco diretto al regime dello sfruttamento capitalista.

 

 

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