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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Lunedì, 17 Dicembre 2018

Lenin e il parlamentarismo (Il Soviet, 11/7/1920)

Il Soviet», anno III, nr. 18 dell’11.VII.1920)

 

Siamo perfettamente d'accordo con quanto scrive Lenin, nella lettera pubbli­cata nel numero 17 di Comunismo che il programma fondamentale che può e deve riunire i veri rivoluzionari delle sfere operaie è la lotta per il regime dei Soviet. Ora è precisamente nei rapporti di questo problema fondamentale che va esami­nata la questione del parlamentarismo e cioè: se ed in quanto sia utile a questa lotta la partecipazione dei comunisti ai parlamenti.

Lenin taglia corto sulla questione e giudica senz'altro e ripetutamente errore la non partecipazione, appoggiando la sua recisa affermazione su due episodi del movimento russo: la partecipazione dei bolscevichi alla Costituente dopo la caduta dello zarismo e la partecipazione degli stessi alla Duma zarista. Per noi questi due episodi non possono considerarsi alla medesima stregua.

Ai tempi della Duma zarista non si era in periodo rivoluzionario, il potere borghese appariva ben saldo e nessun sintomo vi era della possibilità da parte del proletariato di una più o meno prossima conquista rivoluzionaria del potere. I rappresentanti del proletariato in essa facevano un'opera di critica del sistema borghese che non era possibile fare altrimenti in modo efficace, e facevano propaganda rivoluzionaria.

In Russia il regime parlamentare non ha mai funzionato in tutto il suo svi­luppo come nei paesi occidentali con tutte le sue funeste conseguenze. I bolscevichi partecipando alla Costituente portarono il medesimo spirito di violenta opposizione rivoluzionaria, che non si era potuto affievolire durante la loro permanenza nella Duma zarista. Il valore di esperienza rivoluzionaria che avrebbe avuto l'azione parlamentare durante la Costituente è affermato troppo genericamente e nessuno ha potuto dire in che cosa consistesse. D'altra parte fu troppo breve il periodo di vita della Costituente, perché l'esperimento potesse dare risultati di molto valore.

Volere invitare i comunisti dei paesi democratici a praticare nel seno dei parlamenti una propaganda per i Soviet simile a quella rivoluzionaria e repubblicana che i bolscevichi facevano nella Duma, significa per noi non voler tenere in alcun conto il diverso periodo storico in cui la lotta si compie oggi in pieno periodo rivoluzionario e quindi assai diverso da quello di sviluppo ed rafforzamento del potere borghese, caratterizzato precisamente dal nascere di quel parlamentarismo il cui crescimento normale e completo fu dal precipitoso sopraggiungere della guerra e dalla rivoluzione proletaria impedito.

Lenin dice che «forse ciò (ossia la propaganda rivoluzionaria pei Soviet nei parlamenti) non è facile ad ottenersi in Inghilterra o in ogni paese a regime parlamentare» e soggiunge: «ma questa è un'altra questione». No, purtroppo, la questione è precisamente questa. Se noi discutiamo di parlamentarismo non è per amore di teorie astratte, è unicamente perché per noi è una questione tattica impellente, in quanto siamo appunto in uno di quei paesi a regime parlamentare nei quali la democrazia borghese, come dice benissimo Lenin, «ha imparato ad illudere il popolo, a ingannarlo con mille manovre, a designare il parlamentarismo borghese come vera democrazia, ecc.».

In questa opera di sopravalutazione della funzione parlamentare la democrazia borghese ha trovato e trova tuttora ovunque, in questi paesi, il maggior alleato nei partiti socialisti, i quali hanno tenacemente ed insistentemente adoperato l’azione parlamentare per ottenere qualche beneficio alle masse lavoratrici ed hanno educato queste alla più completa fiducia nella perseverante opera spesa nel loro interesse.

Ancora adesso il partito socialista italiano (senza tenere conto del grosso blocco socialdemocratico che scientemente esso conserva nel suo seno e che è deci­samente contrario al regime dei Soviet), pur dichiarandosi nella sua maggioranza massimalista, comunista ecc., dà la più grande importanza alla azione parlamentare e subordina ad essa ogni altra azione politica.

In questi paesi la preparazione alla dittatura del proletariato, così profonda­mente antitetica alla democrazia borghese, non può farsi senza un intenso lavoro che valga a distruggere nella massa tutte le illusioni che essa nutre sulla demo­crazia e che in essa sono state inoculate precisamente dai partiti socialisti; e questo lavoro non può essere compiuto senza spezzare la tradizione abbandonando i me­todi della democrazia stessa. L'ostacolo alla preparazione rivoluzionaria ed allo spirito rivoluzionario delle masse per effetto della lunga educazione democratica è grandissimo e le difficoltà per superarlo sono in proporzione della durata di essa e richiedono molte di quelle energie, che il parlamentarismo assorbe senza alcun frutto.

Senza dire ancora che l'astensionismo serve anche a liberare il partito dagli arrivisti in buona o in mala fede che in esso si annidano e dai demagoghi. L'esperienza lunga e complessa dei paesi a regime parlamentare è tutta negativa circa la possibilità rivoluzionaria dell’azione parlamentare ed è positiva per quanto riguarda i pericoli di deviazione socialdemocratica, di collaborazionismo ecc. Contro questa esperienza non può essere sufficiente da sola la affermazione, per quanto autorevolissima, di Lenin, la quale non sia suffragata da esperienze o da argomenti convincenti.

 

 

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