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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Domenica, 25 Agosto 2019

Circolare del CE della III Internazionale su il Parlamento e la lotta dei Soviet

(Lettera circolare del Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista)

(«Die Kommunistische Internationale», nr. 5 del settembre 1919)

 

Cari compagni,

La fase attuale del movimento rivoluzionario pone fra le altre questioni, in modo estremamente imperioso, la questione del parlamentarismo. In Fran­cia, in America, in Inghilterra, in Germania, contemporaneamente all’inasprirsi della lotta di classe, tutti gli elementi rivoluzionari, unendosi o coordinando la loro azione sotto la parola d'ordine del potere dei Soviet, aderiscono al movi­mento comunista. I gruppi anarco-sindacalisti, e i gruppi che a volte si chia­mano semplicemente anarchici, entrano così nella corrente generale. Il Comi­tato Esecutivo dell’Internazionale Comunista saluta questo fatto con grande calore.

In Francia, il gruppo sindacalista del compagno Péricat forma il nucleo del partito comunista; in America, e in parte in Inghilterra, la lotta per i Soviet è condotta da organizzazioni come gli IWW. Questi gruppi e tendenze hanno sempre attivamente combattuto i metodi di lotta parlamentari. D'altra parte, gli elementi del partito comunista nati dal seno dei partiti socialisti sono per lo più inclini ad ammettere anche delle azioni in parlamento (gruppo Loriot in Francia, membri dell’Independent Socialist Party in America e dell’Indepen­dent Labour Party in Inghilterra ecc.). Tutte queste correnti, che devono essere ad ogni costo e al più presto possibile unite nei quadri del Partito Comunista, hanno bisogno di una tattica unitaria. La questione deve quindi essere risolta in modo generale, e il Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista si rivolge a tutti i partiti fratelli con la presente lettera espressamente consacrata a tale questione.

La piattaforma comune sulla quale ci si deve unire è oggi il riconoscimento della lotta per la dittatura del proletariato nella forma del potere dei Soviet. La storia ha posto la questione in modo tale che proprio su questo argomento si è tracciato l'invalicabile confine tra il proletariato rivoluzionario e gli oppor­tunisti, tra i comunisti e i socialtraditori di qualunque etichetta. Il cosiddetto «Centro» (Kautsky in Germania, Longuet in Francia, l'ILP e alcuni elementi del British Socialist Party in Inghilterra, Hilquitt in America) costituisce, malgrado tutte le sue assicurazioni, una tendenza obiettivamente antisocialista, perché non vuole e non può condurre la lotta per la dittatura del proletariato. Invece, i gruppi e partiti che, in passato non ammettevano alcuna lotta politica (per esempio, certi gruppi anarchici), hanno, riconoscendo il potere dei Soviet, la dittatura del proletariato, rinunciato per ciò stesso alla loro essenza apo­litica e accettano l'idea di quella presa del potere da parte della classe operaia, che è necessaria per vincere la resistenza della borghesia.

Abbiamo così, ripetiamo, una piattaforma comune: quella della lotta per la dittatura sovietica.

Le vecchie divisioni nel movimento operaio sono evidentemente supe­rate. La guerra ha prodotto un nuovo raggruppamento. Numerosi anarchici o sindacalisti, che negavano il parlamentarismo, si sono comportati nei cinque anni di guerra in modo altrettanto ignominioso e proditorio, quanto i vecchi capi della socialdemocrazia ufficiale, che hanno continuamente sulle labbra il nome di Marx. L'unione delle forze si compie in base a una nuova linea divi­soria: gli uni sono per, gli altri contro, la rivoluzione proletaria, i Soviet, la dittatura, le azioni di massa fino all’insurrezione armata. È questa la questione vitale dei nostri giorni; questo il criterio essenziale; questo il carattere distin­tivo in base al quale si formeranno, e già si formano, i nuovi raggruppamenti.

Quale rapporto esiste fra il riconoscimento del principio dei Soviet e il parlamentarismo? Bisogna qui distinguere nettamente due questioni che non hanno fra loro alcun nesso logico: quella del parlamentarismo come forma desiderabile di ordinamento statale, e quella dell’utilizzazione del parlamenta­rismo al fine di promuovere la rivoluzione. I compagni confondono spesso le due questioni, cosa che ha un effetto deleterio sull’intera lotta pratica. Esami­niamole una dopo l'altra, e traiamone le necessarie conclusioni.

Qual è la forma della dittatura proletaria? Noi rispondiamo: i Soviet; una esperienza a carattere mondiale lo ha dimostrato. Il potere dei Soviet è con­ciliabile col parlamentarismo? No, tre volte no. Essa è assolutamente incom­patibile con i parlamenti esistenti, perché la macchina parlamentare incarna il potere concentrato della borghesia. I deputati, le camere, i loro giornali, il sistema di corruzione, i legami che dietro le quinte i parlamentari intratten­gono con i capi delle banche, i loro rapporti con tutti gli apparati dello Stato borghese, sono altrettante catene ai piedi della classe operaia. Bisogna spez­zarle. La macchina statale della borghesia, perciò anche il parlamento borghese, devono essere infranti, dispersi, annientati; e sulle loro rovine si deve organiz­zare un nuovo potere, quello delle unioni operaie, dei «parlamenti» operai, vale a dire dei Soviet. Solo i traditori della classe operaia possono cullare i proletari nella speranza in un sovvertimento sociale «pacifico», mediante rifor­me parlamentari. Essi sono i peggiori nemici della classe operaia e bisogna condurre contro di essi una lotta implacabile: nessun compromesso è ammis­sibile con tale genia. La nostra parola d'ordine per ogni e qualsiasi paese bor­ghese è quindi: Abbasso il parlamento! Viva il potere dei Soviet!

Ma si può porre la seguente domanda: E sia; voi negate il potere degli odierni parlamenti borghesi; perché non organizzate dei nuovi parlamenti, più democratici, basati su un vero suffragio universale? Noi rispondiamo: Durante la rivoluzione socialista, la lotta è così aspra, che la classe operaia deve agire con prontezza e decisione, senza ammettere nel proprio seno, nella propria organizzazione di potere, i suoi nemici di classe. A queste esigenze, solo i Soviet di operai, soldati, marinai, contadini, eletti nelle fabbriche, negli stabilimenti, nelle fattorie, nelle caserme, rispondono. Così la questione della forma del potere proletario è posta. Occorre, qui ed ora, abbattere l'apparato di governo: re, presidenti, camere alte e basse, assemblee costituenti - tutte queste isti­tuzioni sono i nostri nemici giurati, che devono essere distrutti.

Passiamo ora alla seconda questione fondamentale: si possono utilizzare i parlamenti borghesi a fini di sviluppo della lotta rivoluzionaria di classe? Questa questione, come abbiamo già osservato, non ha alcun nesso logico con la prima. In effetti, si può tendere a distruggere un'organizzazione entrandovi, «utilizzandola». Anche i nostri nemici di classe lo capiscono perfettamente quando si servono ai loro scopi dei partiti socialdemocratici, dei sindacati, ecc. Prendiamo l'esempio estremo. I comunisti russi, i bolscevichi, parteciparono alle elezioni per l'Assemblea Costituente, vi entrarono, ma per sciogliere questa assemblea nel giro di 24 ore e realizzare completamente il potere dei Soviet. Il partito bolscevico aveva i suoi deputati anche nella Duma di Stato dello zar. Ma riconosceva forse in questa Duma una forma di ordinamento dello Stato ideale o almeno tollerabile? Sarebbe follia crederlo. Esso vi mandava i suoi rappresentanti per attaccare anche da questa parte l'apparato di governo zarista, per contribuire alla distruzione della stessa Duma. Non a caso il governo zarista condannava i «parlamentari» bolscevichi ai lavori forzati per «alto tradimento». I capi bolscevichi svolgevano pure, approfittando foss'anche momentaneamente della loro «inviolabilità», un'azione illegale, organizzando le masse per l'assalto allo zarismo.

Ma una simile azione «parlamentare» non si è vista soltanto in Russia. Prendete la Germania e l'attività di Liebknecht. Il nostro compagno ucciso era un modello di rivoluzionario: ebbene, v'era alcunché di non rivoluzionario nel fatto che egli, dalla tribuna dell’ignobile Dieta prussiana, incitasse i soldati alla rivolta contro questa stessa Dieta? Tutt'altro. Anche qui, vediamo quanto vi sia di opportuno e vantaggioso in un atteggiamento del genere. Se Liebknecht non fosse stato deputato, non avrebbe mai potuto svolgere una tale attività; i suoi discorsi non avrebbero avuto una tale eco.

Anche l'esempio del lavoro parlamentare dei comunisti svedesi ce ne con­vince. In Svezia, il compagno Hoeglund ha svolto e svolge lo stesso ruolo di Liebknecht in Germania. Approfittando del posto di deputato, egli contribuisce a distruggere il sistema parlamentare borghese: nessuno ha fatto tanto in Svezia per la causa della rivoluzione e della lotta contro la guerra, quanto il nostro amico. In Bulgaria assistiamo a qualcosa di analogo. I comunisti bulgari hanno utilizzato con successo a fini rivoluzionari la tribuna parlamentare. Alle ultime elezioni essi hanno ottenuto 47 seggi. I compagni Blagojev, Kirkov, Kolarov e altri leader del partito comunista bulgaro sanno sfruttare la tribuna parla­mentare per servire la causa della rivoluzione proletaria. Un tale lavoro «par­lamentare» esige un'audacia e un temperamento rivoluzionario eccezionali. Qui, infatti, gli uomini si trovano in un posto di combattimento particolarmente ri­schioso. Essi collocano delle mine nel campo stesso del nemico di classe: vanno in parlamento non per ricevere nelle proprie mani questo apparato, ma per aiutare le masse fuori delle sue mura a farlo saltare in aria.

Siamo per la conservazione dei parlamenti «democratici» borghesi come forma di amministrazione statale? No, in nessun caso. Noi siamo per i Soviet.

Siamo per l'utilizzazione di questi parlamenti per il nostro lavoro comu­nista, finché non abbiamo ancora la forza di abbatterli? Sì, ma osservando tutta una serie di condizioni.

Sappiamo benissimo come né in Francia, né in America, né in Inghilterra ci siano ancora stati fra gli operai parlamentari simili. Lo spettacolo che vi osserviamo è finora quello del tradimento. Ma ciò non prova che la tattica che crediamo giusta sia sbagliata. Il fatto è soltanto che in quei paesi non è mai esistito un partito rivoluzionario del genere dei bolscevichi russi e degli spartachisti tedeschi. Se un tale partito esiste, tutto può cambiare. In particolare è necessario:

1) che il centro di gravità della lotta stia fuori dal parlamento (scioperi, insurre­zioni, e altre forme di lotta di massa); 2) che gli interventi in parlamento siano collegati a questa lotta; 3) che i deputati svolgano anche un lavoro illegale; 4) che agiscano su mandato del comitato centrale del Partito e subordinandosi ad esso; 5) che nei loro interventi non si preoccupino delle forme parlamentari (non temano scontri diretti con la maggioranza borghese, parlino «al di sopra della sua testa»). Se, in un dato momento, si debba partecipare alle elezioni durante una certa campagna elettorale dipende da tutta una serie di condizioni concrete, da studiarsi in modo particolare paese per paese e situazione per situazione. I bolscevichi russi furono per il boicottaggio delle elezioni alla prima Duma nel 1906. Sei mesi dopo, furono per la partecipazione alle elezioni alla seconda Duma, essendo apparso chiaro che il potere borghese-grande agrario sarebbe ancora durato a lungo. Prima delle elezioni all’Assemblea Costituente tedesca del 1919, una frazione degli Spartachisti era per parteciparvi, l'altra contro. Ma il partito spartachista rimase un partito comunista unico.

Noi non possiamo rinunciare per principio allo sfruttamento del parlamenta­rismo. Nella primavera del 1918 il partito bolscevico, quando già era al potere in Russia, dichiarò in una risoluzione speciale del suo VII Congresso che se, per un particolare intreccio di circostanze, la democrazia borghese avesse ripreso il sopravvento, i comunisti avrebbero potuto esser costretti a tornare a servirsi del parlamentarismo borghese. Non bisogna, a questo riguardo, legarsi le mani.

Quello che vogliamo sottolineare è che la vera soluzione del problema si trova, in tutti i casi, fuori dal parlamento, nella strada. È ormai chiaro che lo sciopero e l'insurrezione sono i soli metodi della lotta decisiva fra Lavoro e Capitale. Perciò i principali sforzi dei compagni devono concentrarsi nel lavoro di mobilitazione delle masse: creazione del Partito, formazione di gruppi comu­nisti nei sindacati e loro conquista, organizzazione di Soviet nel corso della lotta, direzione della lotta di massa, agitazione per la rivoluzione fra le masse. Tutto ciò in primo piano: l'azione parlamentare e la partecipazione alle elezioni come puro mezzo sussidiario e nulla più.

Se le cose stanno in questi termini, e non v'è dubbio che stanno in questi termini, è ovvio che scindersi per divergenze di idee limitate a questa secondaria questione non ha senso. La prassi della prostituzione parlamentare è stata così disgustosa, che anche i migliori compagni hanno, in materia, dei pregiudizi. Bisogna superarli, e si supereranno, nel corso della lotta rivoluzionaria. Ci rivolgiamo quindi a tutti i gruppi e organizzazioni che conducono una vera lotta per i Soviet, esor­tandoli alla più stretta unione malgrado gli eventuali disaccordi in questo campo.

Tutti coloro che sono per i Soviet e per la dittatura proletaria, vogliano unirsi al più presto e formare un partito comunista unico.

 

Saluti comunisti,

Il presidente del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista

C. Zinoviev

1 settembre 1919.

 

 

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