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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Mercoledì, 16 Gennaio 2019

Una soluzione che non esiste («Il Soviet», anno III, nr. 7 del 22.II.1920)

Il Soviet», anno III, nr. 7 del 22.II.1920)

 

Il massimalismo parlamentare è uno di quei problemi che per la sua insolubilità appassiona le menti quanto più esse sono acute e sottili, le quali si compiacciono ap­punto nell’affannosa ricerca di una soluzione brillante. A questo problema si è dedi­cato con speciale cura il Direttore dell’Avanti!, il quale forse ha in gran parte il non piccolo merito di avere inventato la formula geniale, divenuta un problema del mo­mento, che occorre trovare una soluzione: soluzione poi che non lui, ma gli altri deb­bono tradurre in pratica.

Questa traduzione è fonte di continue incongruenze che l'inventore della formula fa derivare da difetto degli esecutori e che la maggior parte di costoro non osa fare risalire alla incongruenza originale della formula, perché questa formula essi accettarono in un ora in cui non accettarla era quanto mai pericoloso. Probabilmente parec­chi di costoro allora non si resero conto che quella formula, che pareva semplice, di­veniva nella pratica una specie di quadratura del cerchio.

Siamo appena ai primi mesi di massimalismo parlamentare e già la forza delle cose e degli avvenimenti dimostra luminosamente che in parlamento o si fa del rifor­mismo o non si fa nulla. Si è visto chiaramente che impedendone il funzionamento realistico che consiste nella discussione ed approvazione di piccoli progetti di legge, sia con l'imperversare dei discorsi di carattere politico generale, sia con la violenza non si turba in alcun modo il regolare andamento della macchina statale borghese riposto essenzialmente nel potere esecutivo, che agisce anzi con maggiore libertà per quanto riguarda la sua principale funzione senza l'ausilio del parlamento. Si è visto ancora che la tribuna parlamentare è assai meno alta ed atta per la propaganda delle idee, per­ché in parlamento la propaganda, se non si fa da borghesi, si fa ai borghesi. Dei di­scorsi dei socialisti pronunziati in esso non si pubblicano che mediocri riassunti, i quali non tutti leggono, ed anche quando siano letti non hanno certo né possono avere l'efficacia che avrebbero se i lettori potessero essere ascoltatori.

Da ciò consegue che la parte riformista del gruppo parlamentare, seguita in ciò dai più intellettuali dei massimalisti, tende a riprendere il vecchio stile parlamentare, e i parlamentari dernier cri massimalisti non sanno a quale santo votarsi e come usci­re dall’imbarazzo nel quale si sono cacciati. Essi cominciano ormai ad accorgersi che la massa, alla quale si erano fatti balenare miracolosi eventi, è delusa, e d'altra parte non vogliono continuate ad accreditate presso di essa la convinzione che sia opera rivo­luzionaria quella di insultare l'un. Cappa o far sanguinare il naso dell’on. Mauri.

Gli uni si danno da fare con le interrogazioni e con la presentazione di disegni di legge magari sul divorzio, gli altri… gli altri aspettano la invocata soluzione del logogrifo.

Il Direttore dell’Avanti! scampoleggia rimproverando, richiamando, e con lui tutti i massimalisti chiedono un miglior funzionamento del gruppo parlamentare, il quale malgrado il direttorio, malgrado la divisione in sezioni di specializzati, fun­ziona male palesando una profonda malattia che ha bisogno di buone ricette per guarire.

Una di queste ricette, in conseguenza dell’ultimo richiamo scampoleggiato, ce la appresta il compagno Ciccotti.

Ciccotti propone che il partito socialista, e per esso il gruppo parlamentare socia­lista, debba opporre per ciascun problema di attualità una soluzione «sua», confor­me ai suoi metodi di «classe», alle soluzioni proposte dai partiti borghesi, e debba proporre tali soluzioni anche quando sia convinto che «esse non troveranno posto e possibilità nell’attuale organizzazione politica, ecc.». Se il partito socialista deve proporre le sue soluzioni anche quando sia convinto che esse non troveranno posto, è implicitamente ammesso che vi siano delle soluzioni socialiste «sue» con metodi di «classe» che possano essere compatibili coll’attuale ordinamento, prima di tutto. In secondo luogo, in che cosa questo metodo si differenzia da quello riformista?

Non hanno sempre i riformisti prospettato dei problemi di attualità le soluzio­ni proprie? La differenza sarebbe in questo che i massimalisti a questo punto si fer­mano e cioè, dopo aver esposta la propria soluzione, quando questa non sia accet­tata non vanno oltre, non cercano cioè di migliorare almeno quella che viene pro­posta. Così facendo, l'accademia resta più che mai accademia, sia pure massimalista.

L'Avanti! accoglie e fa sua la proposta Ciccotti nella sua nota, e la completa chiedendo che il gruppo parlamentare si costituisca in organo tecnico della legisla­zione, il quale debba prospettare sotto forma di progetti di legge le soluzioni socia­liste che non il parlamento borghese, ma la rivoluzione proletaria darà ai problemi che oggi affaticano l'umanità.

Indiscutibilmente il compagno Serrati è uomo di spirito ed ha scritto la nota in un momento di gran buon umore.

Ve lo immaginate voi il gruppo parlamentare che si riunisce per compilare progetti di legge sui problemi dell’oggi perché siano approvati…a rivoluzione avve­nuta? Approvati da chi? Vuol forse il compagno Serrati che i deputati socialisti approntino uno stock di progetti di legge da essere presentati ai futuri Soviet?

Ma non è puro utopismo tracciare, nell’ambiente e col procedimento democra­tico borghese, le leggi del futuro stato proletario?

Il massimalismo elezionista parlamentare è capace, come si vede, delle azioni più… futuriste.

Ed ora attendiamo pure altre ricette: più che la nostra critica, la realtà s'incari­cherà di sfatarle nella bancarotta completa di questo esperimento di parlamentari­smo, profanatore dei principi e degli emblemi comunisti.

 

 

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