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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Domenica, 25 Agosto 2019

Precisazioni su "marxismo e miseria" e " Offensive padronali" (Battaglia Comunista, n°40, 1949)

 

Il passo di Marx citato nell'ultimo Filo del tempo, suona così nella sua traduzione integrale dal tedesco: «Quanto maggiore è la ricchezza sociale, ossia il Capitale in funzione, l'ampiezza e la energia nel suo accrescimento, quindi anche la grandezza assoluta del proletariato e la forza produttiva del suo lavoro, tanto maggiore è l'esercito industriale di riserva» (sovrappopolazione relativa). «Le stesse cause sviluppano tanto la forza-lavoro disponibile, quanto la forza di espansione del capitale. La grandezza proporzionale dell'esercito industriale di riserva cresce dunque insieme con le potenze della ricchezza. Ma quanto maggiore è l'esercito di riserva in rapporto all'esercito attivo del lavoro, tanto più massiccia è la sovrappopolazione stagnante la cui miseria sta in rapporto inverso al suo tormento di lavoro. Ed infine, quanto più vasti sono gli strati di Lazzari della classe operaia e l'esercito industriale di riserva, tanto maggiore è il pauperismo ufficiale» (cioè burocraticamente riconosciuto). «Questa è la legge assoluta, generale, dell'accumulazione capitalistica». Il corsivo è di Marx, che aggiunge: «Tale legge, come ogni altra, è modificata nella sua realizzazione da molteplici circostanze, la cui analisi non trova qui posto».
 
Il riferimento ci riporta allo studio del fenomeno nella sua complessità svolto nel II, III, IV volume, incompleti, dell'opera di Marx, che ha dato luogo alle grandi polemiche sulla accumulazione di Hilferding, Kautsky, Luxemburg, Bucharin e altri. L'applicazione di una legge semplice al campo più completo dei fenomeni reali, abituale nella scienza e nello studio delle modificazioni effettuali, non va confusa con abbandono e modifica della legge generale. Così, ad esempio, non contraddicono alle leggi di Keplero e Newton sul moto dei pianeti i calcoli delle reciproche perturbazioni delle orbite nel sistema solare, in cui i pianeti sono molti e in dati casi non è trascurabile l'effetto della attrazione tra due di essi, oltre che tra ciascuno e la dominante massa del sole. Come l'astro centrale ed un pianeta non saranno mai soli, così la classe capitalistica e la classe operaia industriale non saranno mai sole nella società reale.
 
In questo stesso capitolo, intanto, Marx porta in gioco l'esistenza di classi rurali agli effetti del rapporto, preso a studiare, tra il diffondersi del capitalismo e la composizione della classe operaia. Comunque, troviamo importante sottolineare che in nessun caso Marx studia un ambiente di soli capitalisti e soli salariati. Tale ambiente è assurdo, lo hanno sviluppato e studiato a vuoto, da Proudhon in poi, sindacalisti di ogni tipo e recentissimi «aziendisti». La prima e più semplice (e sempre valida in seguito) legge del marxismo considera questi elementi: La classe capitalistica - i lavoratori occupati e salariati - i lavoratori non occupati, ma impossibilitati ad uscire dalla classe proletaria.
 
Marx espone tutto il gioco delle quantità studiate con la sua prosa di incomparabile rigore, convinto di rendere la teoria comprensibile agli operai più che se avesse adottato un apparato matematico. Rosa Luxemburg discute con deduzioni numeriche sul riparto della produzione tra capitalisti ed operai. Bucharin adotta formule algebriche. In sede che non è questa, il problema sarà oggetto di altri studi; qui va fatta la modesta osservazione che il calcolo deve tener conto della sovrappopolazione relativa, che al tempo stesso è proletaria, che vive, e che se vive consuma prodotti che vanno messi nel conto, vengano essi da forme basse e anormali di lavoro, da vendita di suppellettili comprate nel tempo di occupazione, dalla solidarietà dei non abbienti, infine dalle misure parimenti pidocchiose della carità signorile e del riformismo legalitario. Chi paga è sempre lo sforzo della minoranza operaia al lavoro, attraverso il complesso sistema della moderna economia privata associata e pubblica.
 
Del resto il Manifesto aveva già detto che uno dei segni che la borghesia deve crepare è quello che diviene «incapace di dominare perché è incapace di assicurare al suo schiavo l'esistenza persino nei limiti della sua schiavitù perché è costretta a lasciarlo cadere in condizioni tali da doverlo poi nutrire anziché esserne nutrita». Siano le varie fognose istituzioni tipo ERP nuova riprova che «il tramonto della borghesia e il trionfo del proletariato sono egualmente inevitabili».
 
Riprendiamo la descrizione degli strati della popolazione lavoratrice che Marx premette alla sua legge generale, dopo essersi domandato: Qual è l'effetto del movimento della accumulazione capitalistica sulla sorte della classe salariata? I capisaldi di questa trattazione sono semplici. L'accrescersi del capitale sociale, o accumulazione (a parte il restringersi del numero dei capitalisti e delle ditte e l'accelerato aumento della importanza economica di ognuna: accentramento, concentrazione, di cui alla prima parte del capitolo), determina in generale, col progresso tecnico, una minore proporzione di capitali salari rispetto al capitale totale.
 
In genere però la massa del capitale salari seguita ad aumentare.
In fase ascendente, di espansione, di prosperità:
- aumenta il numero dei salariati occupati nell'industria;
- aumenta anche il saggio dei salari;
- aumenta anche la produttività del lavoro.
In fase discendente, di contrazione, di crisi alternata:
- aumenta, ma troppo lentamente, o staziona, il capitale-salari totale;
- seguita a crescere il numero dei proletari;
- diminuisce quello degli operai occupati;
- si forma e si allarga l'eccesso relativo di popolazione operaia o esercito di riserva.
 
Quindi Marx divide tutta la popolazione proletaria, la classe proletaria, in questi strati:
1. Esercito industriale attivo, operai occupati.
2. Sovrappopolazione fluttuante, operai che entrano ed escono dalle fabbriche per la evoluzione della tecnica e la diversa divisione del lavoro che arreca.
3. Sovrappopolazione latente, ovvero operai industriali che vengono quando occorra dalla campagna, non potendo vivere che difficilmente ai margini dell'economia agraria.
4. Sovrappopolazione stagnante, solo in rari momenti chiamata nella grande industria, lavoratori a domicilio, operai di attività marginali a scarsissimo salario.
5. Pauperismo ufficiale: a) disoccupati cronici sebbene attivi al lavoro; b) orfani o figli di poveri; c) invalidi e inabili al lavoro, vedove, ecc.
6. Fuori della classe operaia e nel cosiddetto «Lumpenproletariat», delinquenti, prostitute, malavita.
 
Sorto ed in crescenza il capitalismo, tutta questa massa perde, per effetto dei processi espropriativi, ogni possibilità di vivere che non sia il salario. Ma intanto una sola fortunata minoranza riceve il salario. Il resto vive come può. Le leggi di popolazione degli economisti borghesi sono illusorie; la realtà è che i vari ondeggianti strati meno lavorano e peggio vivono, più prolificano come «certe specie animali deboli e continuamente perseguitate». Con questo richiamo fondamentale, premessa ad ogni ulteriore analisi sulla accumulazione, resta chiaro il passo di Marx sulla Legge assoluta.
 
Resta chiaro che l'antagonismo scoperto da Marx non è nel campo della azienda borghese, non è antagonismo tra la mercede dell'operaio e l'altezza del profitto del padrone. È antagonismo nel campo della società, tra le classi, quella borghese che si restringe, quella proletaria che si dilata. Nei calcoli sul riparto del plusvalore tra consumo personale dei padroni, destinazione a nuovi investimenti ed impianti fissi e materie, e destinazione a nuovi salari, bisogna fare attenzione a questo: non dividere la massa salari per il numero degli operai occupati, ma per il numero totale dei proletari.
 
Nel primo caso si vede salire il saggio e si inneggia al capitalismo civile e progressivo. Nel secondo si vede crescere la fame e la miseria della sovrappopolazione e ingigantire l'antagonismo di Marx, premessa della rivoluzione sociale. La legge viene in piena luce. Più accumulazione, minor numero di borghesi. Più accumulazione, maggior numero di operai, ancor maggior numero di proletari semioccupati e disoccupati, e di peso morto di sovrappopolazione senza risorse. Più accumulazione, più ricchezza borghese, più miseria proletaria.
 
Il falso marxismo si compendia nella tesi che il lavoratore può conquistare posizioni utili: a) nello Stato politico con la democrazia liberale; b) nella azienda economica con aumenti di salari e rivendicazioni sindacali. E ciò parallelamente al crescere dell'accumulazione del capitale. Il falso marxismo corteggia la dottrina che l'aumentata produzione è aumento di ricchezza sociale ripartita tra «tutti». Ha tradito totalmente la legge basilare del marxismo.
 
Sorge da questa chiarificazione, da una parte, lo studio economico teorico della modernissima accumulazione, dall'altra una conclusione sulla strategia della lotta di classe. Abbiamo pertanto coi dati della storia di essa impreso a mostrare questo: al centro del falso marxismo e al vertice del tradimento sta la teoria della «offensiva» padronale borghese capitalistica, sia essa dipinta nel campo dello Stato o della azienda, e la sua sporca figlia, la pratica del «blocco» e del «fronte unico».
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