Chi siamo

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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ROMA, presso "Libreria Anomalia", via dei Campani, 73 — primo martedì del mese dalle 17,30 
TORINO,  Prossimo incontro pubblico a Torino sabato 14 gennaio 2017, ore 15,30, c/o Circolo ARCI CAP, corso Palestro 3/3bis
BOLOGNA, c/o Circolo Iqbal Masih, via dei Lapidari 13/L (Bus 11C) - secondo e ultimo martedì del mese, dalle 21,30 (Gli incontri di Bologna, sono momentaneamente sospesi. Non appena sarà possibile riprenderli, lo comunicheremo)
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Lunedì, 17 Dicembre 2018

Le carte dimenticate di Ottobre

Quest’articolo apparve nel n.19/1967 de “Il programma comunista”. Lo ripubblichiamo come necessario antidoto all’ubriacatura di fesserie alimentata dai mezzi di comunicazione di massa nel corso di tutto il 2017, centenario della Rivoluzione d’Ottobre.

Dieci anni fa, nel considerare la rivoluzione di Ottobre come fase della lotta politica internazionale del proletariato, indicavamo su queste colonne i potenti caratteri che come tale la definiscono, e che esorbitano totalmente dai limiti di una rivoluzione nazionale ed antifeudale, nei seguenti termini, per noi immutabilmente validi:

“a) Lenin aveva stabilito che la guerra europea e mondiale avrebbe avuto carattere imperialista «anche per la Russia» e che quindi il partito doveva come nella guerra russo giapponese che provocò le lotte del 1905, tenere attitudine aperta di disfattismo. Ciò non per la ragione che lo Stato non era democratico, ma per le stesse ragioni che dettavano a tutti i partiti socialisti degli altri paesi lo stesso dovere. Non vi era in Russia abbastanza economia capitalistica e industriale da dare base al socialismo, ma ve ne era abbastanza da dare alla guerra carattere imperialista. I traditori del socialismo rivoluzionario che avevano sposato la causa dei briganti borghesi imperialisti sotto pretesto di difendere una democrazia «di valore assoluto» contro pericoli di là tedeschi, di qua russi, sconfessarono i bolscevichi per la LIQUIDAZIONE DELLA GUERRA e delle alleanze di guerra, E cercarono di pugnalare Ottobre. Ottobre vinse contro di loro, la guerra e l’imperialismo mondiale, e FU CONQUISTA SOLO PROLETARIA E COMUNISTA.

“b) Nel trionfare dell’attentato di costoro, Ottobre rivendicò le carte dimenticate della rivoluzione e restaurò la rovina dottrinale del marxismo da loro tramata; ricollegò la via PER QUALUNQUE NAZIONE della vittoria sulla borghesia all’impiego della violenza e del terrore rivoluzionario, al laceramento delle «garanzie» democratiche, alla applicazione senza limiti della CATEGORIA ESSENZIALE DEL MARXISMO: LA DITTATURA DELLA CLASSE OPERAIA, ESERCITATA DAL PARTITO COMUNISTA. Chiamò per sempre bestia chi dietro la dittatura legge un uomo, quasi quanto chi, tremebondo al pari delle meretrici democratiche di quella tirannide, vi legge una classe amorfa e non organizzata, non costruita IN PARTITO POLITICO.

“c) Quando fittiziamente la classe operaia si presenti sullo scenario politico divisa tra diversi partiti, la lezione di Ottobre, indistrutta, mostrò che la via non passa per un potere gestito da tutti insieme, ma per la liquidazione violenta successiva di una collana di servitori del capitalismo, fino al potere totale del partito unico.

“La grandezza dei punti da noi ricordati sta nel fatto che forse proprio in Russia la speciale condizione storica della sopravvivenza dispotica e medievale poteva spiegare una ECCEZIONE in rapporto ai paesi borghese sviluppati, mentre all’opposto LA VIA RUSSA MARTELLÒ, tra lo sbalordimento di terrore o di entusiasmo del mondo, LA VIA UNICA E MONDIALE tracciata dalla dottrina universale del marxismo, da cui mai Lenin si distaccò in nessuna fase, nel pensiero o nell’azione; e con lui il mirabile partito dei bolscevichi.

“È ignobile che questi nomi siano sfruttati da quelli che, vergognosi in modo schifosissimo di quelle glorie che ostentano teatralmente di voler celebrare, si scusano che QUELLA VIA la Russia abbia «dovuto», per speciali circostanze e condizioni locali, percorrere, e promettono o concedono, come se fosse tanto loro missione, di far pervenire i paesi dell’estero al socialismo per altre disparate vie NAZIONALI, lastricate dal tradimento e dall’infamia con tutti i materiali che il fango da fogna dell’opportunismo vale ad impastare: libertà, democrazia, pacifismo, coesistenza ed emulazione.

“Per Lenin il socialismo in Russia aveva bisogno, come dell’ossigeno, della rivoluzione occidentale. Per questi, che il 7 novembre sfilano davanti al suo stolto mausoleo, l’ossigeno è che nel resto del mondo gavazzi il capitalismo, con cui coesistere e coire”.

Dieci anni dopo, mandiamo allo stesso indirizzo – al Cremlino e relative Botteghe Oscure [leggi: il PCI – NdR] – la stessa rovente rampogna, e ai proletari rivoluzionari di oggi e di domani lo stesso grido di riscossa, perché le carte dimenticate del marxismo e di Ottobre ritornino a splendere nella loro interezza.

 

Partito comunista internazionale

                                                                           (il programma comunista)

International Press

 

                    

            

 

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