Chi siamo

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

Sedi di partito e punti di contatto

MILANO, via dei Cinquecento, 25, citofono: Ist. Prog. Com. (zona Corvetto; MM3; Bus 95) — lunedì ore 21,00 
MESSINA (nuovo punto di contatto), Piazza Cairoli - l’ultimo sabato del mese, dalle 16,30 alle 18,30)
ROMA, presso "Libreria Anomalia", via dei Campani, 73 — primo martedì del mese dalle 17,30 
TORINO,  Prossimo incontro pubblico a Torino sabato 14 gennaio 2017, ore 15,30, c/o Circolo ARCI CAP, corso Palestro 3/3bis
BOLOGNA, c/o Circolo Iqbal Masih, via dei Lapidari 13/L (Bus 11C) - secondo e ultimo martedì del mese, dalle 21,30 (Gli incontri di Bologna, sono momentaneamente sospesi. Non appena sarà possibile riprenderli, lo comunicheremo)
BENEVENTO, presso Centro sociale Asilo Lap31, Via Bari 1 - il primo Venerdì del mese, dalle ore 19.00.

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Mercoledì, 20 Marzo 2019

Capitalismo assassino: per quanto tempo ancora?...

A centinaia di migliaia fuggono da ogni parte del mondo in cerca di salvezza – una salvezza che è solo magra e incerta sopravvivenza e che per molti si traduce in morti orrende, affogati, bruciati, bastonati, mitragliati. Fuggono da teatri di guerre devastanti, dalla miseria propagatasi per decenni e secoli, dall'oppressione di regimi creati e tenuti in piedi dal colonialismo prima, dall'imperialismo poi. Fuggono dall'aridità di terre isterilite da ondate successive di sfruttatori, da disastri “naturali” che sono solo il risultato tremendo della corsa al profitto. Fuggono: ma per andare dove? L'illusione di “una vita migliore” è sempre stata la molla di imponenti ondate migratorie di proletari e masse proletarizzate, sotto la spinta di un capitalismo aggressivo e distruttivo per sua stessa natura, e non per la “cattiveria” di questo o quel “dittatore” o per l'“incapacità” o “corruzione” di questo o quel regime. Capitalismo assassino. Per quanto tempo ancora si vogliono chiudere gli occhi davanti a questa realtà, provata da secoli di massacri in tempo di pace come in tempo di guerra? Per quanto tempo ancora ci si vuole illudere che bastino la vuota retorica dell'ideologia dominante o la melassa dei buoni sentimenti della piccola borghesia per far fronte a questo incessante genocidio di proletari? Per quanto tempo ancora ci si vuole limitare a scandalizzarsi per i ragli ottusi di mezze classi carogne e incarognite (fra cui strati di aristocrazia operaia che si trastulla con l'illusione d'esser “protetta” e “garantita” e scarica sugli “stranieri” le proprie paure e frustrazioni)? Per quanto tempo ancora ci si vuole cullare nelle illusioni riformiste e pacifiste, invece di affrontare a viso aperto l'odierno nemico della specie umana: il modo di produzione capitalistico? Per quanto tempo ancora ci si vuole illudere di poter affidare il futuro della specie a individui e partiti soltanto interessati a tenere in vita questo cadavere che ancora cammina, e succhia sangue e divora carne di milioni di proletari, in pace come in guerra, nel quotidiano sfruttamento sul posto di lavoro (o di non-lavoro) come sotto le bombe di eserciti che si fanno guerra reciproca, ma che soprattutto fanno guerra ai proletari?

 I 900 e più proletari morti affogati nei giorni scorsi nel Mar di Sicilia vanno ad aggiungersi alle altre centinaia che li hanno preceduti nelle acque del Mediterraneo, alle decine e centinaia di migliaia massacrati da armi di distruzione di massa ovunque nel mondo da decenni e decenni: proletari puri e masse proletarizzate in fuga nel recinto chiuso di un modo di produzione – quello capitalistico – che, se due secoli fa aveva fatto fare un balzo in avanti all'umanità rispetto ai modi di produzione precedenti, ora è solo distruttivo, e sempre più lo diventerà nel corso delle ripetute e sempre più devastanti crisi economiche che anticipano e preparano nel tempo un nuovo sanguinoso macello mondiale.

Riprendere la strada della lotta di classe aperta – Organizzarsi in modo autonomo da partiti e sindacati di regime e dallo Stato che è il loro rappresentante a mano armata – Riconoscere la necessità non più rimandabile del rafforzamento e radicamento internazionale del partito comunista – Orientarsi verso il disfattismo rivoluzionario contro la propria borghesia, sul piano economico e sociale oggi, come su quello militare domani – Lavorare con passione alla prospettiva del comunismo, della società senza classi, della società di specie, unica prospettiva per metter fine al bagno di sangue che s'allarga ovunque giorno dopo giorno.

 

                                                                     Partito comunista internazionale

                                                                           (il programma comunista)

 

International Press

 

            pc012019        

            

 

Incontri pubblici in evidenza

  • Torino - 23/03/2019, dalle 14.30, presso c/o Circolo ARCI CAP - Corso Palestro 3/3bis
  • Berlino: 03/02/2019, ore 15,00, presso K9 (cortile interno), Kinzigstrasse 9, incontro pubblico sul tema: "Gilet gialli: rivolta popolare e illusioni democratiche"
  • Milano 18/02/2019 , ore 18,30, presso Spazio Ligera, via Padova 133 (autobus 56, fermata Mamiani), incontro pubblico sul tema: "Decreto sicurezza: dividere,emarginare, reprimere i proletari"
  • Milano 18/03/2019 , ore 18,30, presso Spazio Ligera, via Padova 133 (autobus 56, fermata Mamiani), incontro pubblico sul tema: "Il fantasma dell'Europa unita"

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