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BANGLADESH: “KILLING IS NO MURDER”- DEDICATO AI NOSTRI COMPAGNI UCCISI

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Quest’ultima strage di lavoratrici e lavoratori tessili a Dacca, in Bangladesh, con i suoi ormai più di mille morti (400 vittime accertate, 700 dispersi a parecchi giorni dalla tragedia) e migliaia di feriti, in un palazzo che ospitava diverse fabbriche e che si è disgregato sotto i loro piedi mentre erano costretti a lavorarci nonostante gli evidenti segni di cedimento, a che numeri porta l’olocausto operaio? Quanti sono i milioni di operai assassinati in nome del profitto, anno dopo anno, dai carnefici addetti alla catena, dai guardiani dei campi di concentramento chiamati aziende, dai boia del Progresso capitalistico chiamati imprenditori, dai datori di morte ipocritamente detti “datori di lavoro”? Quanta umanità bisogna ancora sacrificare al Moloch del Capitale? Basta! La vita dei milioni e milioni di proletari che sudano sangue nei lager capitalistici trovi la strada della violenza riparatrice, del rovesciamento di quest'ordine sanguinario! La lotta dei lavoratori internazionali non deve chiedere a nessun Governo borghese, a nessun Diritto, a nessuna Giustizia la delega per la riparazione di una condizione di schiavi: deve mettere in campo la propria determinazione, la propria organizzazione, la propria forza, nella lotta di classe che dovrà scatenarsi per le strade e le piazze, contro la classe dominante di ogni paese. Il grido della nuova Internazionale dei proletari sia ancora quella di un tempo: Proletari di tutto il mondo, unitevi!

Ultimo aggiornamento Martedì 30 Aprile 2013 20:02 Leggi tutto...

Davanti al baratro economico e sociale

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Proletari! Compagni!

Mentre la crisi economica sprofonda nel baratro noi e la nostra condizione umana e sociale, mentre nel mondo intero crescono la disoccupazione e i licenziamenti, a poco a poco comincia a sgretolarsi il muro di cemento armato, frutto di un pesante controllo sociale esercitato per decenni da partiti di destra e di sinistra e organizzazioni sindacali. I primi segnali vengono da un giovane proletariato immigrato, che sfida apertamente il padronato, un’avanguardia che non si chiude nel silenzio dei magazzini o delle fabbriche, che non ha paura di scendere in strada e rivendicare il miglioramento generale delle proprie condizioni di vita e di lavoro, e dalle lotte mai sopite dei proletari di tutto il mondo: dalle rivolte dei minatori sudafricani alle battaglie dei lavoratori argentini, spagnoli, greci, francesi, belgi, statunitensi. Ma non è, questo, il solo segnale. Cominciano a scontrarsi, all’interno del movimento proletario, due correnti opposte: una che porta avanti il bisogno, la necessità, la voglia di lottare, la rabbia e l’indignazione, l’altra che invoca il “diritto”, la “pace sociale” – in una parola, la resa. Solo rispondendo colpo su colpo a ogni aggressione da parte del capitale si può sperare di vender cara la nostra pelle, oggi sul luogo di lavoro (o di non-lavoro!), domani a fronte di una nuova guerra mondiale.

Il programma può solo essere, come da centocinquanta anni a oggi, il seguente:

 

Ultimo aggiornamento Martedì 30 Aprile 2013 20:04 Leggi tutto...

DHL di Settala: Schifo sindacale

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Mentre erano in corso le vigorose lotte dei lavoratori della logistica, la FILT-CGIL di Milano-Lombardia, senza aver mai indetto una sola ora di sciopero a sostegno delle rivendicazioni di lavoratori ultra-sfruttati, non solo ha praticato il crumiraggio aperto (per esempio, presso la filiale DHL di Settala), ma se ne è venuta fuori, a proposito di quest'ultimo episodio, con un “Comunicato Stampa” datato 27 marzo 2013 che definir rivoltante è davvero troppo poco.

Il titolo già parla chiaro: “Picchetti contro i lavoratori. Inaccettabile impedire ai lavoratori l'esercizio del diritto di non scioperare”! Il linguaggio è quello che potremmo trovare su qualunque giornale della borghesia: e non quella benpensante, ma quella ferocemente anti-operaia. Il testo va più in là e utilizza tutto il frasario tipico di coloro che da decenni hanno tradito la classe proletaria e l’hanno venduta al padronato, consegnandola allo Stato borghese e a forze di polizia, delle quali si possono fregiare giustamente del titolo di “alleati”, “fiancheggiatori” e “spie prezzolate”.

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Ferrara: Degni rappresentanti della polizia

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A fine febbraio, a Ferrara, indetta da un “sindacato di polizia”, c'è stata una manifestazione di solidarietà a favore di agenti riconosciuti colpevoli di aver ucciso a suon di botte un giovane (omicidio colposo, naturalmente) e per questo condannati ed ora in galera. La provocatoria manifestazione si è svolta sotto le finestre dell'ufficio del comune di Ferrara dove lavora la madre del giovane ucciso.

In risposta, c'è stata una grande mobilitazione di condanna dell'iniziativa del sindacato: quale migliore occasione, per il marciume democratico e patriottico, per proclamare a gran voce sostegno alla “polizia sana”, allo Stato “sopra le parti” – in una parola, alla sbirraglia democratica ?

Mentre giovani e lavoratori manifestavano la loro rabbia contro i poliziotti complici di brutalità, i riformisti, i democratici, i sinistri e la stampa reclamavano l'espulsione dal corpo della polizia dei poliziotti “colpevoli e indegni”. Ed è partito l'elogio per questi servitori dello stato: dall'ultimo al primo, ricordando il gran capo, morto da poco, e la sua capacità di chiedere scusa... dopo.

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Solidarietà a un organizzatore sindacale colpito dalla fascistissima “democrazia post-fascista”

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Quando si tratta di reprimere le lotte proletarie, la classe al potere, la borghesia, non esita a far ricorso a tutta la propria plurisecolare esperienza di dominio. Si ricorda delle leggi che colpivano le prime associazioni operaie agli inizi dell'800 in Francia e Inghilterra (magari con qualche pizzico di legislazione “contro i poveri” e “contro i vagabondi”), delle “leggi contro i socialisti” della Germania bismarckiana nella seconda metà dell'800, delle misure “liberticide” adottate ai primi del '900 dal “faro della libertà” (gli Stati Uniti) contro la “libertà di stampa, di riunione, di espressione del pensiero”, del fascista Codice Rocco con tutte le sue successive estensioni e modulazioni democratiche: e mescola il tutto nel calderone delle odierne “leggi contro il terrorismo” e “contro la violenza negli stadi” (naturalmente, ci limitiamo qui agli “aspetti legali” della questione: non parliamo delle stragi, degli omicidi, della violenza aperta, che hanno sempre accompagnato la “legalità borghese”).

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