Quest’ultima strage di lavoratrici e lavoratori tessili a Dacca, in Bangladesh, con i suoi ormai più di mille morti (400 vittime accertate, 700 dispersi a parecchi giorni dalla tragedia) e migliaia di feriti, in un palazzo che ospitava diverse fabbriche e che si è disgregato sotto i loro piedi mentre erano costretti a lavorarci nonostante gli evidenti segni di cedimento, a che numeri porta l’olocausto operaio? Quanti sono i milioni di operai assassinati in nome del profitto, anno dopo anno, dai carnefici addetti alla catena, dai guardiani dei campi di concentramento chiamati aziende, dai boia del Progresso capitalistico chiamati imprenditori, dai datori di morte ipocritamente detti “datori di lavoro”? Quanta umanità bisogna ancora sacrificare al Moloch del Capitale? Basta! La vita dei milioni e milioni di proletari che sudano sangue nei lager capitalistici trovi la strada della violenza riparatrice, del rovesciamento di quest'ordine sanguinario! La lotta dei lavoratori internazionali non deve chiedere a nessun Governo borghese, a nessun Diritto, a nessuna Giustizia la delega per la riparazione di una condizione di schiavi: deve mettere in campo la propria determinazione, la propria organizzazione, la propria forza, nella lotta di classe che dovrà scatenarsi per le strade e le piazze, contro la classe dominante di ogni paese. Il grido della nuova Internazionale dei proletari sia ancora quella di un tempo: Proletari di tutto il mondo, unitevi!
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