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Bologna: Fine corsa per l’Assemblea Proletaria?

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Negli ultimi numeri di questo giornale, abbiamo più volte dato notizia dell’attività dell’Assemblea Proletaria, nata a Bologna come tentativo di organizzare diverse situazioni di lotta, non solo locali. Riportiamo ora alcune annotazioni (ma una più ampia riflessione è in preparazione) sulla situazione interna, dopo che sono venuti alla luce alcuni nodi politici relativi alla… coabitazione interna, volutamente esasperati da due delle componenti dell'Assemblea.  Dobbiamo dunque pensare che, trattandosi di un organismo nato solo e unicamente attorno ad alcune azioni di lotta nel territorio, questa sia la “chiusura di un’esperienza” – esperienza che, in quanto militanti di partito, abbiamo non solo appoggiato, ma contribuito a far crescere? Perché possa riprendere, da parte nostra, la collaborazione interrotta, bisognerà verificare l’effettiva volontà di ristabilire le posizioni di classe che avevano caratterizzato inizialmente l’Assemblea per quanto riguarda il lavoro verso l'esterno, e la verità dei fatti per ciò che concerne i rapporti fra le componenti interne dell'Assemblea, totalmente stravolti da parole e atteggiamenti astiosi. E’ certo che la “chiusura politica” nei nostri confronti da parte di due organizzazioni presenti, attraverso i loro militanti, in questo organismo di base (“Battaglia Comunista” e “Operai Contro”: ma non sappiamo se queste posizioni sono poi quelle ufficiali delle loro organizzazioni), deve essere valutata pesantemente in quanto dimostrazione dell’incapacità teorica e pratica di queste due componenti di reggere le contraddizioni che si sono aperte con l’approfondirsi della crisi economica.

Andiamo al sodo. L’irresponsabile alleanza delle due componenti sopraccitate (del tutto contingente e sempre fluida e contraddittoria) ha portato alla paralisi l’attività di un anno e mezzo di lavoro collettivo tra gli operai di fabbrica e non. Ai loro occhi, la nostra “colpa” sarebbe stata quella di aver trasgredito ad un sacrosanto “principio originario”, l’idealistico “principio di autorganizzazione”. Vani sono stati i tentativi di farci chiarire a cosa ci si riferisse con questa vuota definizione, al di là di generiche frasi vuote ed evanescenti. Noi crediamo che tale “principio” sia del tutto estraneo all’organizzazione reale dell’Assemblea, a cui abbiamo partecipato fin dalla seconda convocazione.  Al contrario della difesa quasi religiosa di un “principio originario”, l'Assemblea ha agito sempre sulla base di  decisioni prese dopo attente valutazioni pratiche e di opportunità, assunte collettivamente e riguardanti le lotte, la difesa delle condizioni di vita e di lavoro dei partecipanti e degli altri proletari, a cui si è sempre tentato di portare sostegno, solidarietà e motivi di organizzazione, diversi da quelli imposti dal bonzume sindacale della triplice e non solo. Praticamente, il “principio” vorrebbe che l’organizzazione agisse in sostegno dei lavoratori con un atteggiamento “promozionale”, evitando ogni intervento, ogni azione ed interazione, che non vengano dagli operai stessi. Teorizzando ciò, non ci si è resi conto di venir meno alle ragioni stesse per cui è nata una realtà come l'Assemblea, che doveva proprio tentare di sopperire alle arretratezze e ai timori ed illusioni che ancora oggi permangono nella classe, e questo non come il prodotto di entità aliene alla classe che calano la sapienza dall'alto dei loro scranni, ma come parte attiva e vivente della classe tutta. Di questa sbornia “promozionalistica”, riassunta nella frase più volte citata, e mai spiegata, “noi dobbiamo essere i promotori dell'autorganizzazione”, sono stati i fautori i militanti bolognesi di “Battaglia”.

In aggiunta a tutto ciò, si è manifestato l’irresponsabile atteggiamento idealistico di matrice operaista di “Operai Contro”, che testardo e sordo alle posizioni sostenute dalle altre componenti dell'Assemblea, ha continuato a  tracciare un confine netto ed invalicabile tra “operai di fabbrica” e altri lavoratori “di seconda classe” (il concetto di proletariato è parso del tutto assente nelle loro elaborazioni). Questa politica ha avvelenato ogni momento dell’attività dell'Assemblea per il continuo atteggiamento moralistico, all’interno di un organismo nato per vivere e diffondersi nel territorio come strumento dei proletari combattivi e non certo dei soli operai occupati, metalmeccanici, e possibilmente del gruppo FIAT. Soprattutto, il fallimento dell’azione di lotta davanti alla CNH, per reintegrare un operaio che vi era stato licenziato, ha dimostrato di quante illusioni si nutra ancora l’operaismo: l’idea di trascinare dalla propria parte operai integrati alle posizioni politiche di Rifondazione comunista, organizzazione opportunista e traditrice che nulla ha da spartire con la lotta di classe e con gli obiettivi dell'Assemblea, unita alla volontà di andare avanti a testa bassa indipendentemente da ogni realistica considerazione di organizzazione dell'azione specifica in preparazione, si è tradotta nel nulla. La valutazione collettiva dell’Assemblea, nei giorni precedenti, che chiedeva un tempo maggiore per meglio preparare l'azione davanti ai cancelli della CNH, allo scopo di rendere l'iniziativa capace di avere un’eco nazionale, è stata del tutto ignorata, dimostrando come la componente operaista utilizzasse l'Assemblea di Bologna senza la dignità politica che essa dovrebbe meritare (ricordiamo che l'Assemblea è stata il primo organismo di base, e di fatto fra i pochissimi, a dare alla lotta dell'operaio CNH un appoggio, soprattutto pratico... altro che Rifondazione e codazzi vari!). Facendo ciò, però, non ci si è neanche preoccupati di comprendere che un simile atteggiamento avrebbe di fatto determinato la rottura interna all’Assemblea.

L’atteggiamento ideologico, “antisindacale per principio” ma codista nei fatti, di vietarsi qualunque azione esterna alle fabbriche (ad esempio, è stato impedito all'Assemblea di intervenire con un proprio volantino davanti alla fabbrica bolognese TITAN, adducendo il “pretesto” che non bisognava scavalcare gli operai della fabbrica!) ha comportato di volta in volta uno stato di passività, nei confronti dei delegati Rsu della Fiom, lasciando dunque a questi e soprattutto alle loro dirigenze opportuniste la possibilità di fare il bello e il cattivo tempo nel corso delle lotte a cui l’Assemblea ha partecipato, decidendo sulle spalle dei proletari la cassa integrazione e i licenziamenti e tutto l'armamentario di questi pompieri al soldo della borghesia. Tutto questo atteggiamento, noi siamo convinti, ha prosciugato nel tempo ogni iniziativa di lotta... Altro che aver deviato dallo spirito originario!

La volontà di trasformare l’organizzazione in una sorta di succursale politica (non sappiamo con quale grado di consapevolezza) e l’appoggio prono ad azioni del tutto personali e personalistiche hanno rischiato di sotterrare l’energia, le capacità acquisite e la spinta di lotta che l’Assemblea proletaria ha mostrato e promosso fin dall’inizio.

Non nascondiamo infine il nostro imbarazzo nel continuare tale esperienza unito alla “rabbia” di veder cadere nel nulla due anni di lavoro per tanti versi è stato interessante, pregno di esperienze e dai risvolti “gratificanti” per chi si ponga l’obiettivo della ripresa della lotta classista e della rinascita di organismi territoriali di difesa economica e sociale. Dunque crediamo che da parte nostra si debba fare un “classico” passo indietro, nella speranza in un futuro non lontano di farne due avanti. Abbiamo tradito lo spirito originale? E sia! “umilmente” attenderemo che i promotori e i divulgatori di quello spirito ci dimostrino la giustezza delle loro posizioni: non certo a parole, ma nei fatti concreti. Intanto, dato che l’Assemblea è stata frequentata da tanti compagni e lavoratori, sollecitiamo tutti a riprendere il cammino là dove si è interrotto, con nuovo slancio e con un’esperienza in più e soprattutto con la consapevolezza che la “giustezza” sta nella capacità di crescere ed evolversi come organizzazione sinceramente e realmente di classe (non vi è nulla da inventare: la secolare storia della lotta di classe ha già definito quali sono gli strumenti e i metodi da utilizzare – basta avere gli occhi sgombri da pregiudizi ideologici, riconoscerli e accoglierli).

Partito Comunista Internazionale
(il programma comunista n°04 - 2012)

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