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Segnali di lotta proletaria in Europa: la lotta dei minatori delle Asturie, lotte all'Ilva di Taranto

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La lotta dei minatori spagnoli

Quella dei minatori spagnoli è la più recente manifestazione di lotta del proletariato europeo nel corso di questa crisi di sovrapproduzione di merci e capitali: i “musi neri”, che in passato sono stati protagonisti indiscutibili di mille battaglie pagando prezzi spaventosi dentro e fuori le viscere della terra, hanno dato simbolicamente e fisicamente un forte segnale ai loro fratelli di classe. La “Marcha negra” dei 300 minatori dell'Asturia, dell'Aragona e della Castilla y Leon è stata un evento importante: percorrendo a piedi il territorio spagnolo per 19 giorni (circa 400 km fino a Madrid), essi hanno mostrato quale è la via per confrontare il capitale e la classe dominante: la lotta di strada, la lotta dentro le città, nel cuore politico, sociale e amministrativo della borghesia. La “civiltà” capitalista è la più brutale e violenta forma di organizzazione del lavoro di tutta la storia umana. Questa è, dunque, la risposta che in questo frangente il proletariato spagnolo ha dato all’attacco che sta subendo, che subisce da sempre: una modalità che deve essere tenuta viva ed estesa a tutti i comparti proletari!

Ultimo aggiornamento Domenica 07 Ottobre 2012 21:26 Leggi tutto...

Lottare per noi stessi e non per l'economia nazionale

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Ci sono due modi di porsi di fronte alla crisi devastante del modo di produzione capitalistico. Uno consiste nel guardare indietro, nell’avere – come scrisse qualcuno – “gli occhi infissi nella nuca”. Ciò vuol dire considerare lo stato attuale delle cose come eterno e intoccabile, le istituzioni che lo caratterizzano e che lo reggono come gli unici referenti, la prassi che da decenni domina (e castra) il movimento operaio come l’unica possibile.

Ultimo aggiornamento Martedì 18 Settembre 2012 20:09 Leggi tutto...

Nessuna illusione! Dalla crisi non si esce! La risposta borghese: preparazione della guerra La nostra risposta: prepararsi alla rivoluzione

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Proletari! Compagni!

Primo Maggio 2012: la crisi incalza e colpisce duro, ovunque nel mondo. Disoccupazione galoppante, precarietà diffusa, pensioni tagliate o cancellate, costo della vita in crescita, vite proletarie sconvolte e massacrate. In compenso, ci promettono, in un futuro immaginario (quando saremo usciti dalla crisi!), un aumento dell’8% dell’occupazione e del 12% del salario: in cambio, naturalmente, dell’accettazione di tutti i “sacrifici necessari” oggi! Vecchia storia, che ci hanno cantato in tutte le solfe borghesi di destra e di sinistra, sindacati tricolore e sindacatini.

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Aprile 2012 19:57 Leggi tutto...

La Grecia è il mondo. Le azioni spontanee non bastano:bisogna lavorare per mettere in campo una forza organizzata e cosciente.

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Quel che accade oggi al proletariato greco è lo specchio fedele di quel che è sempre accaduto da quando è in piedi il sistema capitalistico ed è l’anticipazione di quel che accadrà domani, ovunque, con sempre maggiore determinazione e ferocia. Non un “branco di pescecani”, ma tutta la borghesia, la cui esistenza è fondata da sempre solo sullo sfruttamento della forza-lavoro della classe operaia, attacca apertamente nelle piazze e nelle strade le manifestazioni operaie con le sue “forze dell’ordine” – quell’“ordine” che, quando matureranno le condizioni soggettive e oggettive, bisognerà rovesciare violentemente.

Ultimo aggiornamento Domenica 07 Ottobre 2012 21:39 Leggi tutto...

Davanti alla crisi, la “spensierata confusione”

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Qui vi è dunque l'assoluto interesse delle classi dominanti di perpetuare la spensierata confusione. E a quale altro scopo sarebbero pagati i sicofanti ciarloni che non hanno altra carta scientifica nel loro gioco se non quella che nell’economia politica non è comunque lecito pensare?

Karl Marx, Lettera a Kugelmann, 11/7/1868

 

Ormai per circa due anni e mezzo, si è divulgata la rassicurante dichiarazione che “il peggio della Crisi” sarebbe stata alle spalle: dichiarazione subito smentita dai fatti, nonostante tutti i “timidi segnali” che facevano… ben sperare ([1]). La “ripresa è dietro l’angolo”: ma poi l’orizzonte non si è schiarito, minacciando sempre più tempesta. La terra (del capitale) è arsa, non assorbe il mare di liquidità che la sovrasta. La ripresa, per quanto drogata, non attecchisce: è fragile e irregolare in particolare nelle cosiddette “economie avanzate”, ed è disomogenea quella mondiale; nel primo e secondo scorcio del 2011, è già, nel complesso, in rallentamento, mentre si fan largo nugoli di “effetti collaterali”: la zavorra-bomba dei debiti sovrani sulle due sponde dell’Atlantico e in Giappone, il perdurare degli squilibri commerciali e valutari e dell’instabilità finanziaria, lo spettro dei contagi a livello globale.

Ultimo aggiornamento Martedì 09 Ottobre 2012 13:27 Leggi tutto...

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