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Che cosa sta dietro l’intervento francese in Mali?

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La nostra scienza (il materialismo dialettico) c'insegna a guardare oltre i fenomeni, al di là di ciò che appare. In questi giorni di metà gennaio 2013, politici, giornalisti, opinionisti (l'esercito di zombies che quotidianamente ci appesta) si danno da fare per spiegarci che l'intervento francese in Mali (e in Somalia), approvato e sostenuto attivamente da gran parte delle potenze euro-occidentali con il coinvolgimento militare di numerosi paesi africani circostanti, è mirato a contenere l'espansione di Al Qaeda nel Sahel, la regione a sud del Sahara, da anni territorio di scontri e tensioni locali e internazionali.

Come succede in realtà da più di dieci anni, Al Qaeda (nelle sue varie vesti e reincarnazioni – una vera Legione Straniera che, sotto il manto dell'islamismo fondamentalista, funge da braccio sporco per gli interessi del migliore offerente) è il pretesto per un ennesimo intervento squisitamente imperialista, dopo quello messo in campo, due anni fa e con dinamiche simili, in Libia (la continuità Sarkozy-Hollande dovrebbe essere evidente a tutti). In realtà, a scontrarsi in quest'area così cruciale dal punto di vista economico (risorse umane e materie prime: uranio, oro, gas, petrolio, ferro, tungsteno, bauxite, carbone, idrocarburi, cotone, arachidi, mango, ecc. – senza dimenticare le preziose risorse idriche) e strategico (un vero e proprio cuneo, formato da Algeria, Mali, Niger e Nigeria, collega il Mediterraneo con il Golfo di Guinea, separando l'Africa Occidentale dal resto del continente, a est e a sud), sono appetiti resi ancor più acuti dal progredire della crisi mondiale.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 26 Gennaio 2013 12:14 Leggi tutto...

L'ennesima strage negli Stati Uniti: E' di te che si narra...

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Scrivere dell'ennesima strage effettuata da un killer più o meno adolescente e più o meno solitario, in una cittadina degli Stati Uniti, è ormai un po' come sparare sulla Croce Rossa. Come c'era da aspettarsi, i ventotto morti (in grande maggioranza bambini) seminati fra New Jersey e Connecticut a metà dicembre 2012 sono stati un'altra macabra occasione per un fuoco d'artificio di interpretazioni da parte di sociologi, psicologi, criminologi, politici e politologi, preti e poliziotti. C'è chi ha tirato in ballo la Frontiera come sorgente storica di questa ricorrente violenza (e quale nazione borghese non ha avuto la sua “frontiera”, su cui esercitarsi al tiro al bersaglio? l'Inghilterra in India, Irlanda e mezza Africa, il Belgio in Congo, la Francia in Indocina e Algeria, l'Italia in Libia ed Etiopia... l'elenco può continuare). Chi attribuisce il rinnovarsi ossessivo di queste esplosioni di violenza al “rarefarsi del senso religioso” (in quella che è un'autentica teocrazia, fra chiese, sette e confessioni d'ogni tipo e dimensione, telepredicatori e “miracoli in diretta”!). Chi lamenta il “crollo del rispetto per la vita umana” (in mezzo mondo, come si sa, i droni, le bombe a grappolo, le mine anti-uomo della miriade di “interventi umanitari” e “guerre giuste” non fanno che difenderlo, quel “rispetto”!). E via di seguito.

Naturalmente, c'è poi la “lobby delle armi”, che da sempre fa sentire il suo peso (economico e politico): e così, l'amato presidente di turno, piangendo davanti alle telecamere (ormai tutti piangono!), s'impegna a limitare la diffusione delle... “armi d'assalto”. Le vittime della prossima strage ringraziano: è tutt'altra cosa essere ammazzati da “armi di difesa”!

Ma lasciamo stare. La società capitalistica, dell'estrazione forzata e selvaggia di pluslavoro, della ricerca del profitto a ogni costo (Triangle Waist Company! Marcinelle! Thyssen-Krupp! Ilva! tanto per limitarci ad alcuni esempi, lontani e vicini nel tempo), si fonda sull'impiego della violenza, esercitata per nascere (quando venne rivolta contro modi di produzione precedenti e storicamente superati) e per mantenersi in vita (quando viene rivolta contro chiunque attenti allo status quo: Comune di Parigi 1871, Pietroburgo 1905 – idem come sopra), per schiacciare questo o quel concorrente (la guerra commerciale, la guerra guerreggiata; due guerre mondiali e centinaia di guerre locali dal secondo dopoguerra, milioni di morti). A chi gli mostrava le agghiaccianti condizioni di vita e di lavoro del proletariato di Manchester in piena Rivoluzione Industriale (leggi: nascita del capitalismo), un imprenditore rispondeva: “Già, già... E però c'è un sacco di soldi da tirar fuori di qui”. Ci può essere miglior commento? Non è questo, nel suo spietato e realistico cinismo, il riconoscimento di una legge che vige e continuerà a vigere finché esisterà questo modo di produzione?

 

Ultimo aggiornamento Martedì 18 Dicembre 2012 17:50 Leggi tutto...

Il nemico dei proletari palestinesi è a Gaza City e a Gerusalemme, a Tel Aviv come ad Amman, a Damasco e a Beirut come al Cairo e a Tunisi

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Ancora una volta, in Medioriente, si va preparando un enorme bagno di sangue proletario: quello che abbiamo visto a metà novembre 2012 è solo un anticipo. Dopo una settimana di bombardamenti aerei e navali israeliani sulla striscia di Gaza, 160 sono i morti, tra cui donne e bambini, nelle distruzioni di case e quartieri. Ci si accorda per una tregua: forse reggerà, forse no. Dicono che siano in preparazione un intervento in Iran e un atto di forza in Siria. Sia quel che sia, è certo che nuovo sangue sarà versato, affinché appaia al mondo intero, percorso da agitazioni e lotte proletarie, l’Ordine Borghese.

Dinanzi alla crisi di sovrapproduzione che divampa ormai da cinque anni suscitando ancor deboli risposte proletarie, gli Stati imperialisti, terrorizzati solo dalla possibilità anche remota che la lotta di classe esploda e dilaghi, preparano il terreno dello scontro, elaborano le strategie, misurano lo stato della propria forza e di quelle in gioco. Israele chiama “diritto di autodifesa” quello che è, in realtà, un’azione di rappresaglia e decimazione della popolazione civile. Non si tratta di palestinesi e israeliani, di ebrei e mussulmani, ma di proletari, usati come scudo a difesa di una Dittatura Borghese che andrà distrutta.  

Smantellare la Libia è stato un gioco da ragazzi, anche per evitare che si potesse creare una continuità tra il proletariato tunisino e quello egiziano. Massacrare la popolazione irakena dopo aver spinto alla guerra gli uni contro gli altri iraniani e irakeni, per otto anni e con un milione di morti, è stato un percorso micidiale di conflitto in due tempi. Attaccare l’Afghanistan è stato e continua a essere un altro “colpo da maestri”, con relativa invenzione di “guerre umanitarie”, “esportazioni di democrazia”, caccia al “cattivo di turno”. Poi, è giunta l’ora della Siria. Il Medioriente, in cui si è voluto sistemare violentemente lo Stato israeliano (una micidiale, modernissima macchina da guerra), è una faglia fragile, una delle più pericolose del pianeta, alimentata e foraggiata da armi sempre più micidiali. E’ un habitat sperimentale, un campo di guerra: non solo della guerra in quanto tale, ma soprattutto della guerra civile e della guerra antiproletaria. Qui, i cavalieri dell’Apocalisse guidati dagli Usa montano e smontano nazioni fittizie nate dalle spartizioni coloniali degli imperialismi europei. I missili-giocattolo della borghesia palestinese (piccola in confronto al bestione borghese d’Israele) non fanno né caldo né freddo a quest’ultimo: sono un’opportunità, non un problema, per scatenare l’inferno – l’ultimo, quattro anni fa, chiamato “Piombo fuso”, provocò la morte di 1400 proletari e il ferimento di migliaia.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Novembre 2012 18:22 Leggi tutto...

La lotta straordinaria dei lavoratori immigrati alla Coop Adriatica di Anzola (Bo)

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E’ in corso (metà novembre) la lotta dei facchini della Centrale Adriatica Coop di Anzola, in provincia di Bologna, appoggiata da uno sciopero indetto dal Si Cobas. Alcuni nostri compagni hanno portato la propria solidarietà e il proprio contributo al picchetto: le informazioni sono dunque di prima mano.

I motivi che hanno scatenato la protesta sono presto detti. 180 lavoratori (tutti immigrati) della cooperativa della Centrale Coop, polo logistico fondamentale nella distribuzione delle merci alla rete di punti vendita del gigante della grande distribuzione, hanno saputo poche settimane prima che vi sarebbe stato un ulteriore cambio di appalto fra la Coop e le cooperative di facchinaggio: dal primo di dicembre sarebbero stati “ceduti” alla Aster Coop. Così, sono scesi in lotta.

Questo passaggio (il sesto in 4 anni) non è indolore: i lavoratori passano dal contratto nazionale del commercio a quello (peggiorativo) del trasporto e della logistica; perdono il livello di inquadramento, passando tutti indistintamente al 6°, cioè il più basso, a prescindere dal loro livello attuale; di conseguenza, la loro già misera retribuzione subirà una contrazione di circa il 10%, scendendo sotto la soglia dei 1000 euro al mese.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Novembre 2012 21:46 Leggi tutto...

Parole franche ai giovani che scendono in piazza

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La crisi economica fa a pezzi il tempo del vostro futuro e in piazza incontrate i manganelli della polizia: succede così ad altri giovani e meno giovani, studenti e proletari, ovunque nel mondo. E i media rigurgitano di appelli, articoli, analisi sociologiche, dichiarazioni di ministri e partiti, sindacalisti e poliziotti.

Non lasciatevi ingannare! La crisi economica non è “colpa” delle banche o della finanza, della speculazione o del malgoverno. E' una crisi sistemica del modo di produzione capitalistico, una crisi di sovrapproduzione di merci e capitali. Essa ci dice che, una volta di più, il capitalismo è giunto al capolinea: tocca a noi impedirgli di riprendere il proprio viaggio, fra devastazioni e sofferenze sempre più estese e profonde.

Non lasciatevi ingannare! Il manganello che vi spacca la faccia non è un “difetto di democrazia”, come non esistono “poliziotti buoni” e “poliziotti cattivi”. Questa è la democrazia blindata: pugno di ferro e guanto di velluto, espressione diretta di chi ha il potere e lo esercita. Le “forze dell'ordine” difendono quel potere, lo status quo necessario al Capitale: non possono fare o essere altro.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Novembre 2012 18:33 Leggi tutto...

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