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Negatori, improvvisatori, costruttori del partito rivoluzionario

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Fra i molti aspetti che la crisi economica mette in risalto con maggiore (e più drammatica) chiarezza sta il fatto che, senza il partito rivoluzionario, organizzato e selezionato, fondato su una teoria granitica e su un programma convalidato da una lunga esperienza storica e reso ancor più tagliente da un bilancio di ottant'anni di controrivoluzione, senza questo partito, il proletariato mondiale è solo e abbandonato a se stesso, di fronte all'attacco sferratole da un modo di produzione sempre più feroce nelle sue manifestazioni anti-proletarie

Al tempo stesso, mentre questa solitudine politica si fa sentire in maniera diffusa e angosciosa, a livello mondiale e con le più disparate manifestazioni, si moltiplicano coloro che (come zecche sul corpo, parassiti dalle molte origini per lo più riconducibili alle mefitiche esalazioni delle mezze classi) quel ruolo centrale del partito rivoluzionario (di organizzazione e direzione) sminuiscono, minimizzano, trascurano, o rinviano a un domani non meglio precisato – in pratica, negano. 

 

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La lingua batte dove il dente duole...

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Alcuni saccenti perditempo ci hanno bacchettato per la frase iniziale dell'articolo “Perché non siamo 'bordighisti'”, comparso sul n.6/2013 de “Il programma comunista”. La frase incriminata è la seguente (e la riproponiamo con tutto il periodo che la comprende e con i due che seguono, in modo da non essere fraintesi da chi magari è un po’ distratto e si perde nei passaggi della dialettica): “Da materialisti, noi sappiamo che la lingua è una sovrastruttura, in rapporto dialettico con il modo di produzione che la determina e la esprime. Sappiamo anche che, in una società di classe, l’ideologia dominante è l’ideologia della classe dominante, che la lingua vi è immersa, dando voce ai suoi caratteri fondamentali, alle divisioni e ai rapporti di potere, e così contribuendo a sua volta a influenzare l’insieme della società. In questo nostro oggi (di un capitalismo giunto alla sua fase suprema, imperialista), l’individualismo che è sempre stato uno degli aspetti dell’ideologia borghese, direttamente collegato al modo di produrre e consumare, pervade sempre più la lingua e, attraverso essa, l’intero universo dei rapporti sociali”.

 

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Perché non siamo "bordighisti"

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 "Non sono marxista!" (Karl Marx)

Da materialisti, noi sappiamo che la lingua è una sovrastruttura, in rapporto dialettico con il modo di produzione che la determina e la esprime. Sappiamo anche che, in una società di classe, l'ideologia dominante è l'ideologia della classe dominante, che la lingua vi è immersa, dando voce ai suoi caratteri fondamentali, alle divisioni e ai rapporti di potere, e così contribuendo a sua volta a influenzare l'insieme della società. In questo nostro oggi (di un capitalismo giunto alla sua fase suprema, imperialista), l'individualismo che è sempre stato uno degli aspetti dell'ideologia borghese, direttamente collegato al modo di produrre e consumare, pervade sempre più la lingua e, attraverso essa, l'intero universo dei rapporti sociali.

 

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Electrolux - La reginetta dei frigoriferi

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 La minaccia di chiusura che grava sulle aziende italiane appartenenti alla multinazionale svedese Electrolux rappresenta un ulteriore, tipico esempio dei processi in corso nell'economia europea e mondiale e del ruolo che vi svolgono le grandi multinazionali e i fondi di investimento. Il gruppo, leader nel settore degli elettrodomestici "bianchi", dovendo affrontare la concorrenza sempre più aspra e dovendo perciò ridurre i costi di produzione, interviene con la mannaia là dove i costi sono maggiori e meno comprimibili e dove il contesto territoriale è meno favorevole alle esigenze delle imprese. Potendo scegliere dove produrre, delocalizza trasferendo intere produzioni in aree che offrono condizioni più vantaggiose per fare profitti. La competizione a livello mondiale si riflette all'interno del gruppo che ha sedi in diverse nazioni, e da questo ai territori. Accade così che oggi un'area a vocazione industriale come la Provincia di Pordenone rischia di perdere un altro fondamentale insediamento produttivo che si aggiunge alla recente chiusura, probabilmente definitiva, dello stabilimento Ideal Standard di Orcenigo, dove 409 addetti su 410 (il "salvato" è un dirigente) hanno ricevuto la raccomandata che li dichiara "in esubero".

 

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Davanti al baratro economico e sociale

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Proletari! Compagni!

Mentre la crisi economica sprofonda nel baratro noi e la nostra condizione umana e sociale, mentre nel mondo intero crescono la disoccupazione e i licenziamenti, a poco a poco comincia a sgretolarsi il muro di cemento armato, frutto di un pesante controllo sociale esercitato per decenni da partiti di destra e di sinistra e organizzazioni sindacali. I primi segnali vengono da un giovane proletariato immigrato, che sfida apertamente il padronato, un’avanguardia che non si chiude nel silenzio dei magazzini o delle fabbriche, che non ha paura di scendere in strada e rivendicare il miglioramento generale delle proprie condizioni di vita e di lavoro, e dalle lotte mai sopite dei proletari di tutto il mondo: dalle rivolte dei minatori sudafricani alle battaglie dei lavoratori argentini, spagnoli, greci, francesi, belgi, statunitensi. Ma non è, questo, il solo segnale. Cominciano a scontrarsi, all’interno del movimento proletario, due correnti opposte: una che porta avanti il bisogno, la necessità, la voglia di lottare, la rabbia e l’indignazione, l’altra che invoca il “diritto”, la “pace sociale” – in una parola, la resa. Solo rispondendo colpo su colpo a ogni aggressione da parte del capitale si può sperare di vender cara la nostra pelle, oggi sul luogo di lavoro (o di non-lavoro!), domani a fronte di una nuova guerra mondiale.

Il programma può solo essere, come da centocinquanta anni a oggi, il seguente:

 

Ultimo aggiornamento Martedì 30 Aprile 2013 20:04 Leggi tutto...

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