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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Martedì, 14 Agosto 2018

Tesi sulla questione agraria, approvate al II Congresso

 

(Protokoll, pagg. 767-779)

 

1. Soltanto il proletariato industriale urbano, diretto dal partito comunista, può emancipare le masse lavoratrici delle campagne dall’oppressione del capitale e della grande proprietà fondiaria, dalla rovina economica e dalle guerre imperialistiche, sempre inevitabili fino a che perdura il regime capitalistico. Per le masse lavoratrici delle campagne la salvezza sta soltanto nell’alleanza con il proletariato comunista, nell’appoggio illimitato alla sua lotta rivoluzionaria per abbattere il giogo dei grandi proprietari fondiari e della borghesia.

D'altra parte, gli operai industriali non possono assolvere la loro missione storica mondiale, non possono cioè emancipare l'umanità dall’oppressione del capitale e dalle guerre, se si rinchiudono nella difesa di puri interessi corporativi e di categoria e si limitano egoisticamente a preoccuparsi soltanto del miglioramento della loro situazione, che è talvolta una miserabile condizione piccolo-borghese. Proprio così succede in molti paesi progrediti, dove esiste un' «aristocrazia operaia» che è la base dei partiti sedicenti socialisti della II Internazionale, ma che in realtà raggruppa i peggiori nemici del socialismo, i traditori del socialismo, i pic­coli borghesi sciovinisti, gli agenti della borghesia nelle file del movimento ope­raio. Il proletariato è una classe realmente rivoluzionaria, che opera effettivamen­te in modo socialista, solo a condizione che scenda in campo e combatta come avanguardia di tutti i lavoratori e di tutti gli sfruttati, come loro guida nella lotta per abbattere gli sfruttatori, e questo non può avvenire se non si porta la lotta di classe nelle campagne, se non si unificano le masse lavoratrici delle campagne intorno al partito comunista del proletariato urbano, se il proletariato non educa queste masse.

2. Le masse lavoratrici e sfruttate delle campagne, che il proletariato urbano deve condurre alla lotta o comunque attrarre dalla sua parte, sono rappresentate in tutti i paesi capitalisti dai seguenti gruppi.

In primo luogo, il proletariato agricolo, i salariati (a giornata, stagione e ad anno) che si guadagnano la vita lavorando a salario nelle aziende agricole capita­listiche e nelle aziende industriali ad esse collegate. L'organizzazione (politica, mili­tare, sindacale, cooperativa, culturale, ecc.) dì questa classe - ivi compresi i lavorato­ri forestali e gli artigiani di fattoria - indipendente e distinta dagli altri gruppi della popolazione agricola, e un intenso lavoro di agitazione e propaganda nelle sue file per attrarre questa classe dalla parte del potere sovietico e della dittatura del proletariato, sono compito fondamentale dei partiti comunisti in tutti i paesi.

In secondo luogo, i semiproletari o contadini parcellari, che si guadagnano la vita in parte lavorando a salario nelle aziende capitalistiche agricole e industriali e in parte coltivando un piccolo appezzamento di terra di loro proprietà o preso in affitto, che fornisce soltanto una piccola parte dei viveri necessari al sostenta­mento delle loro famiglie. Questo gruppo della popolazione lavoratrice delle cam­pagne è molto numeroso in tutti i paesi capitalistici, ma la sua esistenza e la sua speciale situazione viene mascherata dai rappresentanti della borghesia e dai «socialisti» gialli, aderenti alla II Internazionale, che in parte ingannano consa­pevolmente gli operai e in parte si arrendono ciecamente alla routine di con­cezioni filistee e confondono questo gruppo di lavoratori con la grande massa dei «contadini» in generale. Questo metodo con cui la borghesia inganna gli operai è diffuso soprattutto in Germania e in Francia, nonché in America e negli altri paesi. Se il lavoro del partito comunista è impostato giustamente, questo gruppo di lavoratori può divenire un fedele sostenitore del partito, perché la situazione di questi semiproletari è molto pesante e perché i vantaggi che ad essi derivano dal potere sovietico e dalla dittatura del proletariato sono grandi e immediati.

In alcuni paesi il primo e il secondo gruppo non sono rigidamente distinti. La loro organizzazione comune è perciò, in particolari circostanze, ammissibile.

In terzo luogo, i piccoli contadini, cioè i piccoli agricoltori che hanno in proprietà o in affitto piccoli appezzamenti di terra, da cui ricavano di che soddi­sfare i bisogni della loro famiglia e della loro azienda, senza ricorrere all’impiego di mano d'opera salariata. Questo strato, come tale, trae incontestabilinente un vantaggio dalla vittoria del proletariato, che gli garantisce subito e integralmente:

a) l'esenzione dal pagamento del canone d'affitto o dalla consegna di una quota-parte del raccolto ai grandi proprietari terrieri (per esempio, i métayers, o mezzadri, in Francia, in Italia, ecc.);

b) l'abolizione dei debiti ipotecari;

c) l'abolizione delle diverse forme di oppressione economica e soggezione ai grandi proprietari terrieri (diritti di uso dei boschi e pascoli, ecc.);

d) un aiuto immediato da parte del potere statale proletario per la conduzione dell’azienda (uso degli attrezzi agricoli e, in parte, dei fabbricati delle grandi aziende capitalistiche espropriate dal prole­tariato; immediata trasformazione, per opera del governo proletario, di tutte le cooperative e associazioni agricole, che in regime capitalistico servono soprattutto ai contadini ricchi e medi, in organizzazioni che forniscano il loro aiuto anzitutto alla popolazione povera delle campagne, cioè ai proletari, ai semiproletari, ai piccoli contadini), e via dicendo.

Al tempo stesso il partito comunista deve capire chiaramente che nel periodo di transizione dal capitalismo al comunismo, cioè durante la dittatura del proleta­riato, in questo strato saranno almeno parzialmente inevitabili oscillazioni verso l'illimitata libertà di commercio e di godimento dei diritti di proprietà privata, perché questo strato, il quale vende (sia pure in piccola misura) beni di consumo, è già corrotto da abitudini proprie dei mercanti e possidenti. Tuttavia, se il prole­tariato conduce una politica risoluta e, dopo la vittoria, fa inesorabilmente giustizia dei grandi proprietari terrieri e dei contadini ricchi, le esitazioni dello strato dei piccoli contadini non possono assumere una notevole portata né modificare il fatto che questo strato si schiererà in generale e in complesso dalla parte della rivolu­zione proletaria.

3. I tre gruppi sopra indicati costituiscono, nel loro insieme, la maggioranza della popolazione rurale in tutti i paesi capitalistici. E quindi il successo della rivoluzione proletaria, non soltanto nelle città ma anche nelle campagne, è piena­mente assicurato. L'opinione opposta è molto diffusa, ma si regge soltanto, in primo luogo, sulle sistematiche falsificazioni della scienza e della statistica borghese, che occultano con tutti i mezzi il profondo abisso che separa le classi sopra indicate dai loro sfruttatori, cioè dai grandi proprietari fondiari e dai capitalisti, e i semi-proletari e i piccoli contadini dai contadini ricchi; si regge, in secondo luogo, sul fatto che gli eroi della II Internazionale, o Internazionale gialla, e l'«aristocrazia operaia» dei paesi progrediti, corrotta dai privilegi imperialistici, non hanno né la capacità né la volontà di svolgere un'azione realmente proletaria e rivoluzionaria di agitazione, propaganda e organizzazione in seno alla popolazione povera delle campagne; tutta l'attenzione degli opportunisti si è concentrata ed è tuttora con­centrata nella ricerca di una conciliazione teorica e pratica con la borghesia, compresi i contadini grossi e medi, e non tende al rovesciamento rivoluzionario del governo borghese e della borghesia per opera del proletariato; si regge, in terzo luogo, sull’ostinata incomprensione, che ha ormai la solidità di un pregiudizio (connesso con tutti i pregiudizi democratico-borghesi e parlamentari), della verità dimostrata esaurientemente dal marxismo teorico e convalidata integralmente dall’esperienza della rivoluzione proletaria in Russia, cioè della verità secondo cui, con l'eccezione dei lavoratori agricoli che fin da ora sono per la rivoluzione, la popolazione rurale delle categorie indicate sopra, avvilita, dispersa, oppressa fino all’inverosimile, condannata in tutti i paesi, persino nei più progrediti, a condizioni semibarbare di vita, e interessata, dal punto di vista economico, sociale e culturale, alla vittoria del socialismo, è capace di sostenere energicamente il proletariato rivoluzionario soltanto dopo la conquista del potere politico da parte del proletariato, soltanto dopo la decisa repressione dei grandi proprietari terrieri e dei capitalisti, soltanto dopo che i contadini oppressi avranno constatato nella pratica di essere guidati da una forza organizzata, che li difende, che è abbastanza potente e risoluta da aiutarli e dirigerli, da indicare loro la via giusta.

4. Per «contadini medi» in senso economico si devono intendere i piccoli agricoltori i quali hanno anch'essi in proprietà o in affitto dei piccoli appezzamenti di terra, però tali che, in primo luogo, assicurano loro di regola, in regime capitalistico, non soltanto il modesto mantenimento della loro famiglia e della loro azienda, ma anche la possibilità di una piccola eccedenza che, per lo meno nelle buone annate, si può trasformare in capitale, e, in secondo luogo, ricorrono abbastanza spesso all’impiego di forza lavoro salariata. Come esempio concreto di contadino medio in un paese capitalistico progredito può servire, in Germania, il gruppo, registrato nel censimento del 1907, che conduce aziende con cinque-dieci ettari e in seno al quale il numero delle aziende che impiegano operai salariati ammonta a un terzo del totale (*). In Francia, dove si praticano colture specia­lizzate, per esempio la viticoltura, che richiedono un più alto impiego di mano d'opera, il gruppo corrispondente utilizza, con ogni probabilità, la forza lavoro sa­lariata in misura anche maggiore.

Il proletariato rivoluzionario - quanto meno nel prossimo avvenire e nel periodo iniziale della dittatura - non può porsi il compito di attrarre questo strato dalla sua parte, ma deve limitarsi a neutralizzarlo, cioè ad impedire che nella lotta fra proletariato e borghesia fornisca a quest'ultima un aiuto attivo. Le oscillazioni di questo strato fra l'uno e l'altro polo sono inevitabili, e all’inizio della nuova epoca, nei paesi capitalistici progrediti, esso si orienterà in prevalenza verso la borghesia, perché la concezione del mondo e lo spirito del proprietario privato hanno qui il sopravvento. Il proletariato vittorioso migliorerà le condizioni di questo strato sopprimendo il canone d'affitto e le ipoteche, mettendo a di­sposizione macchine, introducendo l'elettricità nelle aziende agricole ecc. Il potere proletario non deve affatto realizzare, nella maggior parte degli stati capitalistici, l'immediata abolizione della proprietà privata, procedendo però a sopprimere tutti gli obblighi derivanti per questo strato sociale dalla proprietà privata. In ogni caso il potere proletario non solo garantisce ai contadini piccoli e medi i loro appezza­menti di terra, ma anzi li estende fino a comprendere tutte le aree che abitualmen­te vengono prese in affitto (abolizione del canone d'affitto).

Se si congiungono i provvedimenti di questo genere con la lotta implacabile contro la borghesia, è pienamente garantito il successo della politica di neutraliz­zazione. Il potere statale proletario dovrà realizzare il passaggio alla coltivazione collettiva della terra con la massima cautela e gradualità, con la forza dell’esempio, mediante fornitura di macchine, introduzione di migliorie tecniche (elettrificazione), senza alcuna violenza (1).

5. I grandi (o ricchi) contadini (Grossbauern) sono imprenditori capitalisti nell’agricoltura, che di regola conducono la loro azienda mediante l'impiego di operai salariati e che sono legati ai «contadini» soltanto per il basso livello culturale, per il modo di vita, per il lavoro fisico personale che svolgono nelle loro aziende. É questo il più numeroso degli strati borghesi decisamente e aperta­mente ostili al proletariato rivoluzionario. I partiti comunisti, in tutta la loro attività nelle campagne, devono dedicare la massima attenzione alla lotta contro questo strato, alla liberazione della maggioranza della popolazione lavoratrice e sfruttata dall’influenza morale e politica di questi sfruttatori.

Dopo la vittoria del proletariato nelle città, saranno assolutamente inevitabili, da parte dei contadini ricchi, tutte le forme di resistenza, sabotaggio e azione armata diretta a carattere controrivoluzionario. Il proletariato rivoluzionario deve pertanto iniziare immediatamente la preparazione ideale e organizzativa delle forze necessarie per disarmare completamente questo strato e, parallelamente alla liqui­dazione dei capitalisti nell’industria, infliggergli, al primo tentativo di resistenza, un colpo decisivo, spietato, mortale, armando a questo scopo il proletariato agricolo e organizzandolo in soviet rurali in cui non ci sarà posto per gli sfruttatori e in cui la prevalenza deve essere assicurata ai proletari e ai semiproletari.

Tuttavia, il proletariato vittorioso non può porsi il compito immediato di espropriare i contadini ricchi, perché mancano ancora le condizioni materiali, in particolare quelle tecniche, ma anche quelle sociali, per socializzare tali aziende. In singoli casi, probabilmente eccezionali, saranno confiscati gli appezzamenti che vengono dati in affitto a piccoli fittavoli o che sono particolarmente necessari ai piccoli contadini della zona, a questi ultimi bisognerà garantire anche l'uso gratuito, a certe condizioni, di una parte delle macchine agricole dei contadini ricchi, ecc. Di regola il potere statale proletario dovrà lasciare ai contadini ricchi le loro terre, confiscandole solo in caso di resistenza al potere dei lavoratori e degli sfruttati. L'esperienza della rivoluzione proletaria in Russia, dove la lotta contro i contadini ricchi si è trascinata a lungo e si è particolarmente complicata per un concorso di condizioni speciali, ha tuttavia dimostrato che questo strato di contadini, dopo aver ricevuto una buona lezione in risposta ai minimi tentativi di resistenza, è capace di assolvere lealmente i compiti assegnatigli dallo Stato proletario e co­mincia persino, benché assai lentamente, a nutrire rispetto per un potere che difende ogni lavoratore ed è implacabile verso i ricchi parassiti.

Le condizioni particolari che, dopo la vittoria sulla borghesia, hanno reso più lunga e intricata la lotta del proletariato contro i contadini ricchi in Russia, derivano principalmente dal fatto che la rivoluzione russa, dopo il rivolgimento del 7 novembre (25 ottobre) 1917, è passata per una fase «democratica generale», cioè in sostanza democratico-borghese, di lotta di tutti i contadini, nel loro insieme, contro i grandi proprietari fondiari. Esse derivano inoltre dalla debolezza culturale e numerica del proletariato urbano e, infine, dall’immensità del territorio e dalle pessime vie di comunicazione del paese. Il proletariato rivoluzionario d'Europa e d'America deve preparare energicamente e condurre a termine molto più rapidamente e risolutamente, con risultati molto migliori, la sua completa vittoria sulla resistenza dei contadini ricchi, la completa eliminazione di ogni minima possibilità di resistenza da parte loro. Questa completa vittoria delle masse dei lavoratori agricoli, dei semiproletari e dei piccoli contadini è indispensa­bile, e senza di essa il potere proletario non può considerarsi stabile e sicuro.

6. Il proletariato rivoluzionario deve confiscare subito, senza eccezioni e senza alcun indennizzo, tutte le terre dei grandi proprietari fondiari, cioè di coloro che nei paesi capitalistici ricorrono, sia in modo diretto sia attraverso i loro affittuari, allo sfruttamento sistematico della forza lavoro salariata e dei piccoli contadini (e spesso anche dei contadini medi) del luogo, non prendono parte in alcun modo al lavoro fisico e discendono per lo più dai signori feudali (dai nobili in Russia, Germania, Ungheria, dai signori reintegrati in Francia, dai lords in Inghilterra, dagli ex proprietari di schiavi in America) o sono nel novero dei ricchissimi magnati della finanza o appartengono a entrambe le categorie di sfrut­tatori e parassiti.

Non è in alcun modo tollerabile che nelle file dei partiti comunisti si faccia propaganda o si sostenga la concessione di un indennizzo ai grandi proprietari terrieri per le terre loro espropriate, perché nelle condizioni oggi esistenti in Europa e in America questo significherebbe tradire il socialismo e imporrebbe un nuovo tributo alle masse lavoratrici e sfruttate, le quali hanno già fin troppo sofferto di una guerra che ha ulteriormente arricchito i milionari e ne ha accresciuto il numero.

Per i paesi capitalistici più progrediti, l'Internazionale riconosce giusto con­servare di preferenza la grande azienda agricola e gestirla secondo il modello dei sovkos in Russia. É anche opportuno appoggiare la formazione di aziende collet­tive (cooperative e comuni agricole).

In Russia, a causa dell’arretratezza economica del paese, si è dovuto per lo più procedere alla divisione delle grandi proprietà fra i contadini e alla loro cessione in godimento ad essi. Solo in casi eccezionali, relativamente rari, si è riusciti a utilizzarle per la costituzione di sovkos, che lo stato proletario gestisce per proprio conto trasformando gli ex salariati in operai statali e membri dei soviet che diri­gono lo stato.

La conservazione delle grandi aziende agricole corrisponde nel modo migliore agli interessi dello strato rivoluzionario della popolazione rurale, i lavoratori non possidenti e i contadini parcellari semiproletari, che si guadagnano essenzialmente da vivere come salariati nelle grandi aziende, la cui nazionalizzazione rende inoltre la popolazione urbana, almeno in parte, indipendente dai contadini nella questione degli approvvigionamenti.

D'altro lato, là dove residui del sistema feudale delle corvées portano a parti­colari forme di sfruttamento, là dove sussistono ancora servitù come quelle dei mezzadri-fittavoli, può in date circostanze essere necessario dare in godimento ai contadini una parte delle grandi tenute agrarie.

In paesi e regioni in cui la grande azienda agricola ha una parte relativamente modesta, e v'è per contro un gran numero di piccoli proprietari-coltivatori che aspirano ad ottenere della terra, la divisione delle tenute dei grandi proprieta­ri può dimostrarsi il mezzo più sicuro per guadagnare il contadiname alla rivolu­zione, mentre la conservazione delle grandi aziende non è di particolare importanza per l'approvvigionamento delle città.

L'assicurazione di una vittoria duratura è, in ogni circostanza, il primo e più importante compito del proletariato. Per il trionfo della rivoluzione, il proletariato non deve arretrare di fronte a un temporaneo declino della produzione. Il potere proletario può sussistere in forma duratura solo se riesce a mantenere neutrali i contadini medi e ad assicurarsi l'appoggio della maggioranza, se non della totalità, dei piccoli contadini.

Là dove ha luogo una divisione della grande azienda, devono essere comunque garantiti prima di tutto gli interessi dei proletari rurali.

Le scorte delle grandi aziende devono essere obbligatoriamente trasformate sen­za indennizzo in proprietà statale, all’immancabile condizione che, soddisfatte le esi­genze delle grandi aziende di stato, i piccoli contadini possano utilizzarle gratuitamente, rispettando le condizioni stabilite dallo Stato proletario.

Se nei primi tempi dopo la rivoluzione proletaria è assolutamente necessario non soltanto confiscare senza indennità i beni dei grandi proprietari fondiari, ma anche espellere o internare i proprietari stessi, come capi della controrivoluzione e spietati oppressori di tutta la popolazione rurale, via via che il potere proletario si consolida non solo nelle città ma anche nelle campagne, è necessario adoperarsi sistematicamente per utilizzare (sotto la speciale sorveglianza di operai comunisti fidati e il controllo dei soviet di azienda) elementi singoli di questa classe dotati di utili esperienze, cognizioni e capacità organizzative, per la creazione della grande conduzione socialista nell’agricoltura.

7. La vittoria definitiva del socialismo sul capitalismo e il suo consolida­mento possono considerarsi garantiti solo quando il potere statale proletario, dopo aver spezzato definitivamente ogni resistenza degli sfruttatori e dopo essersi assicu­rato una completa supremazia e una totale ubbidienza, riorganizzerà tutta l'industria sulla base della grande conduzione scientifica e delle conquiste più moderne della tecnica (elettrificazione dell’intera economia). Soltanto questo può permettere alla città di portare alla popolazione rurale dispersa e arretrata un aiuto tecnico e so­ciale decisivo, tale da creare la base materiale per un incremento straordinario del rendimento dell’agricoltura e del lavoro agricolo in genere e tale da persuadere con l'esempio i piccoli proprietari a passare, nel loro stesso interesse, alla grande agricoltura collettiva e meccanizzata.

Proprio nelle campagne l'effettiva possibilità di lottare vittoriosamente per il socialismo impone, anzitutto, che i partiti comunisti coltivino nel proletariato industriale la consapevolezza della necessità di affrontare dei sacrifici per abbattere la borghesia e consolidare il potere proletario, perché la dittatura del proletariato implica, da una parte, la capacità della classe operaia di organizzare e trascinare al suo seguito tutte le masse lavoratrici sfruttate, e, dall’altra parte, la capacità dell’avanguardia di compiere a tale scopo i più grandi sacrifici e di dar prova del massimo eroismo. Inoltre, per avere la meglio, è necessario che le masse lavoratrici più sfruttate della campagna ottengano dalla vittoria del proletariato un migliora­mento immediato e radicale delle loro condizioni a spese degli sfruttatori, senza di che il proletariato industriale non potrebbe contare sull’appoggio delle campa­gne e, in particolare, non potrebbe assicurare il rifornimento di derrate alimentari alle città.

8. L'enorme difficoltà di organizzare ed educare alla lotta rivoluzionaria le masse lavoratrici della popolazione rurale che il capitalismo tiene in condizioni di incultura, dispersione, oppressione e, spesso, dipendenza semimedievale, esige dal Partito comunista di rivolgere una particolare attenzione al movimento degli scioperi agricoli, di dare vigoroso appoggio agli scioperi di massa dei proletari e semi-proletari delle campagne, favorendone lo sviluppo in tutte le direzioni. L'esperienza delle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917, oggi confermata ed ampliata dalle esperienze di Germania, Polonia, Italia, Inghilterra e di altri paesi evoluti, dimostra che solo lo sviluppo dei grandi scioperi (cui, in date circostanze, partecipano anche piccoli contadini) può svegliare le campagne dal loro torpore, destare nelle classi sfruttate della popolazione rurale la coscienza di classe e il riconoscimento della necessità di un'organizzazione di classe, rendendo tangibile nella pratica, e in modo evidente, l'importanza dell’unione con gli operai urbani. É quindi particolar­mente necessario promuovere l'organizzazione sindacale dei lavoratori agricoli e svolgere in essa un'attività comunista. I Partiti comunisti devono anche appoggiare la costituzione di cooperative di produzione composte dalla popolazione rurale sfruttata e operanti in stretto legame col movimento operaio rivoluzionario. Deve inoltre essere svolta una particolare agitazione fra i piccoli contadini.

Il Congresso dell’Internazionale comunista stigmatizza come traditori e rinnegati quei socialisti, purtroppo militanti non solo nella II Internazionale ma anche nei partiti usciti da quest'ultima e particolarmente importanti per l'Europa, che hanno il coraggio non soltanto di assistere indifferenti agli scioperi nelle campagne, ma (come la burocrazia sindacale, gli Scheidemann e i Kautsky) addirittura di combatterli perché li considerano esclusivamente dal punto di vista della mi­naccia di una penuria delle derrate alimentari! Tutti i programmi e tutte le dichiarazioni solenni non hanno alcun valore, se non si dimostra coi fatti che i comu­nisti e i dirigenti operai sanno anteporre ad ogni cosa lo sviluppo della rivoluzione proletaria e la sua vittoria, e sanno affrontare a questo scopo i più gravi sacrifici, ben sapendo che non v'è altro modo di vincere per sempre la fame e la rovina economica e impedire nuove guerre imperialistiche. I Partiti comunisti devono sforzarsi dì promuovere al più presto la costituzione di soviet rurali, di consigli di azienda composti in primo luogo di rappresentanti dei proletari e semiproletari agricoli. Si deve anche propagandare la formazione di soviet di piccoli contadini. Solo se collegati 'al movimento degli scioperi e alla classe più sfruttata, i soviet po­tranno assolvere la loro funzione, consolidarsi e sottoporre alla loro influenza i pic­coli contadini, e in seguito accoglierli nel proprio seno mediante la fusione dei so­viet di piccoli contadini e di lavoratori dei campi. Finché tuttavia il movimento degli scioperi non è ancora molto sviluppato, e l'organizzazione del proletariato agrico­lo è ancora debole, sia per la pressione schiacciante dei proprietari fondiari e dei grossi contadini, sia per il mancato appoggio degli operai di industria e delle loro organizzazioni, la creazione di soviet nelle campagne esige una preparazione lunga e meticolosa, da attuarsi mediante la costituzione di cellule comuniste anche se temporaneamente piccole, mediante un'attiva propaganda che illustri in forma a tutti comprensibile le rivendicazioni del comunismo e chiarisca sulla scorta di esempi concreti i diversi metodi di oppressione e sfruttamento; infine, mediante sistematici viaggi di agitazione di operai d’industria nelle campagne ecc.

 

(*) Ecco i dati precisi: numero delle aziende con 5-10 ettari di terra: 652.798 (su 5.736.082); esse impiegano 487.704 salariati di ogni categoria, oltre ai 2.003.633 lavoratori appartenenti alle famiglie (Familienangebörige). In Austria, in base al censimento del 1902, lo stesso gruppo contava 383.331 aziende, di cui 126.136 impiegavano mano d'opera salariata: salariati 146.044, lavoratori appartenenti alle famiglie 1.263.969. Numero complessivo delle aziende in Austria: 2.856.349.

 

 

Note:


 

(1) Il paragrafo riecheggia le note risoluzioni dell’8° Congresso del PC di Russia (18-23 marzo 1919) e il discorso introduttivo di Lenin.

 

 

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