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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Sabato, 17 Novembre 2018

Schifo e menzogna del mondo libero ( Battaglia Comunista, n°15, 1950)

 

IERI

Come siamo arrivati a quel sistema mondiale, che oggi mostra di porsi macchinosamente in moto per un terzo conflitto che, irto di impianti produttivi, gonfio di massa finanziaria, munito di una rete di controllo diplomatico, autentico «soprastato» per tre quarti della terra, attrezzato di una organizzazione di propaganda soffocante la superficie del pianeta, la sua atmosfera e, per chi ci crede, lo stesso campo imponderabile dello «spirito», padrone infine di una forza armata rispetto alla quale i grandi condottieri della storia arrivano forse ad aver comandato un battaglione di stuzzicadenti, si definisce con la espressione più scempia che sfrontata di «mondo libero»?

 

Al centro di esso il capo del democratico governo americano detta (la dittatura c'è anche e proprio quando per dittatore basta un sedicesimo di personaggio storico) le disposizioni del caso. La democrazia statunitense e terrestre è stata compulsata nel tempo del giro del sole: alle 4 del mattino di domenica 25 giugno l'aggressione (ora coreana), alle 2 del pomeriggio la decisione dell'O.N.U. (ora di Nuova York).

 

Ci è venuta in mente una cartolina del massacratore Cadorna: alle 4 l'attacco, alle 3.30 la preghiera! Da antichi disfattisti scrivemmo sotto: alle 4.30 la fuga! Troppo ovvia sarebbe la contropropaganda proletaria, nel mostrare che la sostanza è, come sempre è stata, oppressione tirannia e sfruttamento di classe, dittatura politica dell'alto capitalismo nei grandi Stati imperiali, dittatura di questi sui governi fantocci delle nazioncine sparpagliate nel «mondo libero» - la sporca copertura è invece: libertà, sicurezza, difesa della pace, difesa della patria e della nazione, promessa di non voler invadere, conquistare, occupare, dominare nessun territorio!

 

Ovvia sarebbe la posizione di critica e di propaganda, e sicuro lo schieramento di forze di classe, poiché sola via di mobilitazione proletaria si presenterebbe quella rivoluzionaria comunista: il gioco di ferro e di sangue di quel contrasto tra la realtà e la soprastruttura di propaganda borghese, ha una uscita sola: abbattere il potere e il sistema sociale capitalista negli Stati più «avanzati» e potenti, lottando dentro gli Stati più moderni e «liberi», portando la nostra «aggressione» a casa loro.

 

Disgraziatamente la gran maggioranza delle inquadrature proletarie mondiali, col maneggio di un non trascurabile apparato di diffusione e di organizzazione, risponde e sa rispondere solo facendo eco e gioco alle stesse basse menzogne del «mondo libero»: pace, sicurezza, libertà, difesa nazionale e scendendo alla feccia di questo metodo fognoso: la polemica su «chi ha aggredito», quella polemica nei cui fanghi mobili affondò nella prima guerra il movimento internazionale socialista, e disonorando la quale fu ricostruita l’Internazionale Comunista.

 

Al supercentro del «mondo libero», se questo metodo non fosse offerto gratis (ma poi chi sa...), converrebbe stanziare per sussidiarlo un'altra decina di miliardollari. Poiché i popoliberpacifisti giungono a questo: che solo nel 1950, col colpo Corea e il colpo Formosa (resi possibili da mosse rotondamente sbagliate sul campo politico e militare da quelli... dell'altro mondo, cui non possiamo fare l'onore della denominazione: mondo che della libertà se ne fotte) crolla il mito dell'America anticolonialista e si svelano gli imperialisti arrivati del XX secolo, pronti a gettare a mare l'ONU (!) e con essa le tradizioni di Washington e di Jefferson (!!!), pur di predare in Asia .

 

Assicuriamo che, se talvolta leggiamo i fondi dell'Unità, non beviamo però mai la Coca Cola, e che queste tesi sono in termini nel numero del 29 giugno mattina (ora di Roma). Da quando, signor mio, è colonialista l'America? 1918? Cala. 1898? Cala ancora. 1866? Non ci siamo. Spingetevi pure alla guerra di indipendenza americana, e all'arrivo del Mayflower.

 

Il filotempismo dà fastidio ai critici guerci dell'opportunismo, non meno che l'impiego della dialettica. Tipi che come Nenni hanno abbracciato in pochi decenni di carriera i vessilli di ideologie che si distribuiscono su secoli e secoli, cianciano di «geopolitica» per dimostrare che la nostra Italia non può venire aggredita, e quindi De Gasperi arma per aggredire. Ma se un occhio della politica è la geografia, l'altro occhio è la cronologia: su questo i filibustieri della vita politica portano di traverso una sporca benda, fin che un giorno non viene loro strappata.

 

L'America fu, fino alla fine del '700, una colonia inglese nel senso politico, e fino alla guerra di secessione del 1866, come Marx dice, una colonia nel senso economico. Oggi è l'Europa di Occidente una colonia di America nel senso economico, e nel senso politico stiamo a vedere. Ma la classe dirigente Americana, quella che coi Washington ha fatto la sua guerra di indipendenza, e ha fatto nel '66 la guerra civile, è fin dall'inizio colonialista perché è fin dall'inizio l'avanguardia della borghesia europea rovesciatasi sul mondo per opprimere e distruggere le popolazioni di colore, facendo sorgere sui territori di oltremare una economia e una politica nate borghesi, e perciò stesso, senza bisogno di lotte antifeudali, pronte e mature a sfruttare e dominare vaste masse di salariati.

 

Questa borghesia dirigente, la «vile aristocrazia finanziaria» dei re delle industrie e del commercio, con quei termini schiaffeggiata da Marx, nasce ordinando in uno Stato unitario i gruppi di «pionieri» che massacrando indiani a tanto la cotenna, e facendo razziare negri da ridurre a schiavitù, si erano creati dei liberi possessi agricoli; li espropria in un processo inesorabile di accumulazione e di concentrazione del capitale; e ad un certo punto lotta per evitare che si esporti in Europa il meglio di quanto rende tale saccheggio e lo sfruttamento dei salariati, alla bella faccia del re d'Inghilterra, solo perché i suoi avi avevano a loro spese armate le prime flotte corsare. Naturalmente chi piglia sul serio che tale lotta sia stata fatta perché alcuni lavativi tipo Jefferson scoprirono i principii del diritto naturale e della libertà repubblicana, la prende anche per una lotta contro il principio coloniale, mentre era una lotta di colonialisti di razza che volevano essere soli a sfruttare il territorio conquistato ferocemente. E naturalmente chi beve così grosso non può capire che, per gli stessi impulsi, una tale organizzazione di classi dominanti, appena lo comporteranno i rapporti di territorio, popolazione, produzione, e mercati, tenderà ad andare a predare colonialisticamente in casa altrui.

 

Un marxista non manderà mai giù la balla che gli Stati Uniti americani, regime di coloniali nati, di pirati del capitale, di sterminatori di pellirosse e commerciatori di carne nera, facciano sul serio una politica di astinenza coloniale. Che diavolo c'entra l'altra sucida tartuferia della dottrina di Monroe, di non intervento nella politica europea, coll'appetito di imprese coloniali, tuttavia soddisfacibile nel West e nel Far West finché 80 milioni di bianchi gentiluomini dispongono di uno spazio molto più grande di quello in cui si affollano gli europei, contendibile con poche fucilate al bisonte all'orso e all'indiano?

 

Naturalmente è questa sottospecie di marxisti andati in putrefazione, che non può afferrare come ogni colonizzato, in crociata per scolonizzarsi, getta le basi della sua trasformazione in colonizzatore, e come ogni aggredito in crociata, non meno santa, per difendersi dall'aggressione, a sua volta sogna cova e prepara la trasformazione in aggressore. Marxisti di questo calibro, ciechi da un occhio e dall'altro astigdialettici, hanno potuto avallare che quella America, oggi aggreditrice, imperialista, colonialista, tiranna dell'Italietta e di altri Stati, abbia contratto tanti difetti da soli cinque anni; e alla data 1945 era ancora giusto lodarla e aiutarla poiché fedele a Jefferson etc., sulla linea di una rigorosa astinenza e per solo amore sviscerato della altrui libertà e benessere, lottava contro la fascista tirannide, e formava, insieme colla Russia e i suoi contorni, un «mondo libero» solo, di abbagliante candore.

 

La linea ininterrotta che lega, per gli Stati Uniti di America, il procedere dell'accumulazione capitalistica e dell'imperialismo - anche relativamente al resto del mondo borghese, a dispetto di tutti i Digest e le Selezioni che fanno rimpiangere un più diffuso analfabetismo, il più atroce ed odioso - dalla fondazione della Repubblica all'attuale dominazione militarista interoceanica, si legge chiara nella storia. Malgrado gli immensi spazi occidentali, nel 1849, con una guerra di squisita aggressione e conquista, sono tolti al Messico territori grandi quanto nazioni europee, ove ancora oggi si parlano dialetti indi e lingua spagnola. Battiamo spesso in quel tale secoletto, ignoto alle enciclopedie di redazione. Potrebbe la sentimentale retorica democratica non porsi col Messico, dove ancora vivono e sono rispettati gli antichissimi e civilissimi Aztechi? Ci sentiamo tuttavia un poco scossi dall'argomento che l'O.N.U., oggi gettata vilmente a mare, non c'era ancora.... Voliamo un mezzo secolo. 1898. Un altro caso classico di aggressione, tipicamente lupagnellistica; il preteso affondamento del Maine nel porto dell'Avana, e la Spagna si vede portare bellamente via dopo una impari lotta piena di batoste e di bei gesti la ricchissima Cuba, ogni altra colonia delle Indie di Occidente, e le Filippine, che valgono assai più di Gibilterra, Malta, Suez, Aden, più delle migliori posizioni di controllo ultraoceaniche delle potenze di Europa. Di lì, schiappe, sono partiti per Formosa.

 

Occorre ricordare che nel 1919, mentre Wilson fa l'astinente, e (sebbene non ci fosse ancora l'Unità) trova chi lo piglia sul serio, l'America accaparra posizioni di controllo economico e finanziario mondiale di prima linea, pur senza «mandati»? E come va definita la campagna 1941-45? I tradizionali imperialisti hanno fatta la figura di poveri untorelli, colle loro povere caravelle e le flottiglie della Compagnia delle Indie, di fronte ad una vera eruzione, verso tutte le radiali dell'orizzonte, di mezzi, di armi, di uomini, finché l'alto principio del diritto naturale attinse la massima delle sue storiche applicazioni: Hiroshima; ordini uno, gesti uno, cadaveri duecentomila - come in questi giorni hanno, a guisa di monito, ricordato.

 

Per arrivarci, se è stato necessario gettare a mare l'atollo di Bikini, non è proprio occorso gettare a mare gli omenoni del passato, che lavoravano per questo. Marx considerava con derisione i vari Washington, ma tra le mani ci viene solo un Franklin, altro omenone del mazzo. Questi era per Marx una così compiuta espressione del capitalismo, che la sua definizione dell'uomo «caratterizza lo Yankee tanto bene, quanto la definizione di Aristotele caratterizza l'antichità classica». Per Aristotele l'uomo è per natura un abitante di città. Per Franklin l'uomo è per natura un «toolmaking animal», ossia un animale che fabbrica strumenti. Che volete di più borghese? L'autore della cinica definizione muore nel 1790, ma l'imperialismo nasce dall'aver fabbricato tanti, tanti strumenti. La bomba atomica è anche uno strumento, o voi che rimpiangete i Franklin. Le firme non sono strumenti. O forse sì, per agganciar di dietro chi è tanto fesso da apporle. 

OGGI

 

La scuola di propaganda dei messaggi trumaniani è la stessissima di quella dell'imbonimento opportunista. Battere e ribattere su bugie semplici e semplicistiche, che entrano facilmente nelle teste. Sono i nordisti che hanno attaccato varcando il famoso 38.mo parallelo, non vi è dubbio. Al tavolo del borghese caffè, di qui non si scappa: hanno attaccato i sudisti? No, dunque i nordisti. Successo sicuro; diamolo per autentico. Dunque (deduzioni alla portata di tutti) possono avvenire aggressioni anche in altre zone! Quindi passiamo alle misure da prendere in tutto il mondo. L'estremo della provocazione ci è stato concesso; ora bikinizzeremo dove ci pare.

 

Naturalmente nella enorme massa di lettori di quotidiani e digesti, di ascoltatori su tutte le onde, la forte educazione politica e democratica ha fatto sì che nessuno scappa dal tranello: da una parte il dittatore, il provocatore, l'aggressore, il truculento, dall'altra il libero, l'aggredito, l'innocente, l'agnello. Nessuno si chiede una cosa molto semplice: se anche fosse vero che in Corea hanno aggredito i nordisti, in un'altra delle tante zone di tutto il mondo non potrebbero essere aggressori i trumanisti? Nessuno trova che un simile dubbio è plausibile, quando da nessuna delle due parti sono preparati soltanto con caramelle...

 

Lasciamo pure lo sciocco gioco del difesismo, purtroppo vi sarà, ancora per molto, panno da tagliare. Vediamo che razza di disposizioni hanno fatto alla velocità delle onde hertziane il giro del «mondo libero». Anzitutto esercito, marina ed aviazione americana sono state messe in moto nel giro di quelle poche ore, dopo averle rapidamente battezzate forze delle Nazioni Unite. Per la parte giuridica hanno tuttavia subito aggregato un modello di fregata britannica tolto da una sala del British Museum, e una dozzina di quei Chassepots francesi che nella campagna di Roma fecero «merveilles».

 

Poi sono aboliti di colpo i limiti numerici legali agli effettivi di uomini di esercito, marina e aviazione degli Stati Uniti. Nello stesso tempo gli stanziamenti per le spese militari ricevono per ora un primo aumento di dieci miliardollari: 700 miliardi di lire. Gli Stati alleati, ossia quelli del Patto Atlantico, ricevono bellamente l'ordine di aumentare a loro volta nei loro bilanci l'aliquota di spese militari. Esattamente: concentrare nella difesa un maggior volume delle loro risorse economiche. Caramba; questa è democrazia! Ci vorrà qualche formalità in quei parlamentini, ridicoli quanto l'italiano, che sotto il solleone han tanto sudato a discutere bilanci! Nella sostanza è presto fatto, con la successiva battuta del «messaggio»: inoltre ci vorrà una maggiore assistenza degli Stati Uniti. Of course, dicono questi britannici.

 

Qualche milione di più, bofonchia de Gasperi nei suoi discorsi, che volete che sia? Il trattato di pace ci lascia un piccolo esercitino, ma ci vogliono pure i mezzi per attrezzarlo, le scarpe, i pantaloni... Alata eloquenza dei grandi capi! Mussolini ci mandò alla guerra col mod.91, adesso dobbiamo pure fare qualche piccolo acquisto; una piletta atomica, a lato delle acquasantiere tipo anno santo... Qualche altro mitra tipo repressione banditismo, ottimo per uccidere nemici già morti.

 

Perché tutto questo, dai miliardollari di Truman alle amlirette di Pacciardi? È ben chiaro. «Adempiere meglio i compiti per la conservazione della pace e la sicurezza contro altre aggressioni»... «Il “mondo libero” ha fatto intendere che l'aggressione sarà affrontata dalla forza». Ma gli Stati Uniti, se hanno mobilitato, non hanno alcuna ambizione territoriale e non desiderano dominare sulle altre terre e sugli altri popoli! Vogliono un mondo dove tutti possano avere la pace e la libertà !

 

Non solo il «mondo libero» coi suoi milioni di cittadini si è limitato ad essere messaggiato, dopo che divisioni e flotte navali ed aeree erano in piena azione, le somme accreditate alla banda dei fornitori di guerra, e le operazioni di subordine fatte in tutte le italiette del pianeta, ma lo stesso Congresso, dimentico di ogni divisione, ha votato tutto di blocco.

 

Così in Italia, urla de Gasperi, in atmosfera di guerra non si discute; tutti col governo, e chi diversamente opina, poniamo sulla parte da cui sta l'aggressore, poniamo sul fatto che se aggrediscono De Gasperi a me che me ne frega, è un quinticolonnista, un traditore. Bel tipo questo capo cristianissimo di governo. L'unto del Signore è sempre lui. Deputato sotto Cecco Beppe, ha fatto il disfattista, deputato sotto Benito, bis in idem, ma sotto di lui: ubbidienza, o fucilazione!

 

E questi altri a ripetere pattume trumaniano; pace; sicurezza; indipendenza nazionale. Questa, grida Nenni, non è minacciata! Ma, per iddio, come si minaccia l'indipendenza di un paese in cui il Governo cambia tutte le decisioni, appena sente alla radio i messaggi stranieri? Il tenitore di casa chiusa gridava agli esecutori della legge Merlin: la verginità delle mie ospiti non è minacciata! Bando agli equivoci!

 

Un partito che avesse tenuto, contro tutte le raffiche, la linea rivoluzionaria, sul filo del tempo, non avrebbe certo esitato a fare parlare per lui i giovani, sostituendo anzi rapidamente i vecchi rammolliti e versipelli. Ma avendo dato ai giovani per consegna l'esempio dei vecchi: tutto è permesso domani, in barba e in dispetto delle più solide posizioni di ieri, ne escono i rimpianti sulla pur ieri caduta verginità coloniale dello Yankee .

 

 

A Napoli hanno al proposito questo modo di dire: è gghiuta a Corea mmano a 'e ccriature

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