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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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TORINO,  Prossimo incontro pubblico a Torino sabato 14 gennaio 2017, ore 15,30, c/o Circolo ARCI CAP, corso Palestro 3/3bis
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Sabato, 17 Novembre 2018

Grecia: Il proletariato locale e migrante al guinzaglio

Dopo otto anni di pena, l’Odissea greca sarebbe tecnicamente finita: il commissariamento della Troika (UE, FMI, BCE) sulla sua salute economica, per qualche indice positivo di crescita, sarebbe arrivato alla fine; ma i controlli sulle finanze pubbliche greche terranno il proletariato per molto tempo ancora alla gogna.

La crisi economica, iniziata negli Usa nel 2007, ha ridotto buona parte della popolazione (non solo in Grecia!) alla fame. Il Pil, che non supera i 250 miliardi di dollari, ha perso il 25% dal 2017, il debito pubblico si aggira sul 190% del Pil, la disoccupazione (su una popolazione di quasi 11 milioni di persone) è ancora al 20% (dopo aver toccato il 28% nel 2014) e quella giovanile, tra i 15 e 24 anni, ammonta al 45,7%. In pratica, in questo lieto fine da favola, la popolazione vive in stato di estrema povertà.

D’altronde, pur non potendo pagare tutti i debiti soprattutto alla Francia e alla Germania, che la sprofonderanno all’inferno, occorreva dare un voto di buona condotta all’Arlecchino Tsipras, servo di molti padroni, quando gli si darà il benservito alle prossime elezioni del 2019. Già a 500mila ammonta il numero degli emigrati all’estero, mentre il 40% delle aziende sono ormai “compagnie decotte”: non pagano le tasse, non pagano le obbligazioni alle banche e spesso il proprietario se n’è andato all’estero. I proletari greci si metteranno in fila con gli altri migranti del mondo.

La storia si trascina miseramente dall’ottobre 2009: da quando cioè il partito del socialista Papandreou (Pasok), vincendo le elezioni, dichiara i dati nascosti sul rapporto deficit/Pil giunto al 12,5%, additando ai precedenti governi tutto l’affarismo e la corruzione dominante. La responsabilità verrà subito rovesciata dalla Troika sulle masse dei senza riserve, per aver goduto di… salari “da sballo”, di assistenza sanitaria “oltre ogni misura” e di “pensioni favolose”. E’ dall’aprile del 2010 che parte la prima “richiesta di aiuti” (prestiti!) di 45 miliardi di euro; segue nello stesso anno, da parte dell’UE, un “pacchetto di salvataggio” di altri 110 miliardi di euro e un programma di tagli di 30 miliardi in tre anni. Cominciano da qui, ad Atene, le grandi proteste contro il governo, in piazza Syntagma, davanti al Parlamento greco: contro il piano di austerità, contro la polizia che assedia i quartieri operai. Manifestazioni e occupazioni di spazi ed edifici pubblici si svolgono quotidianamente tra il 2012 e il 2014: in particolare, le proclamazioni di scioperi-farsa e i quasi 400 scioperi tenuti sotto controllo sindacale, quasi sempre settoriali e corporativi. L’invocazione alla “democrazia diretta”, all’“indipendenza nazionale”, alla cancellazione del debito e all’autogestione, prima delle elezioni del gennaio 2015, sono cavalcate da Syriza, il partito di Tsipras. Lo slogan è: “lavorare di più, per meno salario, per evitare la bancarotta”… La “lotta” (?) rinchiude il proletariato sotto l’ideologia patriottica diffusa a piene mani, il pietismo della cancellazione del debito, il sogno autogestionario e la pura fantasia antitroika.

Nel 2011, si annuncia un nuovo “piano di prestiti” di 78 miliardi di euro, di cui 50 in privatizzazioni. Cominciano i tagli ai salari e alle pensioni, cui si affianca il licenziamento di 30 mila lavoratori statali. Nel 2012, i ministri delle finanze raggiungono un accordo su un “secondo pacchetto di salvataggio”, che prevede un 53,5% di svalutazione del credito in obbligazioni. L’attacco della BCE, FMI, UE ai privilegi graverà rapidamente anche sui ceti medi: riduzione degli investimenti in capitale fisso, liberalizzazioni di settori produttivi e professionali, del mercato dei noleggi e dei trasporti, privatizzazioni dei trasporti (treni, porti, aeroporti, telecomunicazioni, banche) e la diminuzione della produttività. Soprattutto, graverà sui proletari: aumento del saggio di sfruttamento, diminuzione dei salari (dal 2008 al 2015, il salario lordo scende del 26,1% e quello reale del 28,1%), riduzione del potere d’acquisto del 32%... Quanto al lavoro precario, la metà dei lavoratori del settore privato prende meno di 800 euro al mese e la percentuale di quelli che prendono meno di 700 aumenta dal 13,1% al 36,5% nel periodo 2009-’15. Nel settore pubblico, chi prende meno di 1000 euro al mese passa dal 18,9% al 35,8% e chi prende tra 1100 e i 1600 passa dal 46,5% al 34%. Per quanto riguarda il lavoro part-time, dal 2010 al 2014 aumenta dal 14% al 23% (in totale, dal 2009 al 2015 aumenta del 329%), il lavoro flessibile del 707%, la trasformazione full-time in part-time del 237%, il lavoro straordinario non pagato dell’85%. Mediamente 1 milione di lavoratori non riceve arretrati da 1 a 5 mesi. L’età pensionabile è stata aumentata e il monte salari è stato abbassato: se nel 2010 la media era intorno ai 1500, nel 2015 è scesa a 800.

Nel 2014, si tengono le prime elezioni: vince Nea Demokratia e Syriza arriva seconda. Un nuovo “pacchetto di riforme”, un nuovo accordo con i creditori internazionali. Syriza cresce nei sondaggi, il Parlamento non riesce a eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Si va nuovamente alle urne: Syriza vince le elezioni nel gennaio 2015. Da questo momento, Tsipras, dopo l’affondamento del ministro delle finanze Varoufakis (in occasione del referendum sulla natura del debito e il rapporto con la Troika) e l’alleanza con il gruppo di estrema destra Alba dorata, può mettere in campo il… “cambiamento”. Tutti i discorsi sull’immigrazione subiscono la distorsione nazionalistica, il processo globale porta alla distinzione tra rifugiati e immigrati, tra legali e clandestini, tra lavoratori produttivi e improduttivi e va alle stelle il lavoro coatto come lavoro volontario. Nello stesso tempo, il proletariato viene spinto a dimenticare il proprio orientamento di classe, a passare dalla padella alla brace, dai cosiddetti “diritti” al “dovere patriottico”, con la diffusione di ideologie razziste, interclassiste e pacifiste, nel tentativo di frantumare la classe e conservare lo stato di cose presenti. Sappiano i proletari che la “crisi dei rifugiati” è la condizione dei proletari in fuga: è la manifestazione della violenza borghese che si esercita sui corpi proletari, uomini, donne, bambini, anziani, prodotti da secoli d’imperialismo e colonialismo. Sappiano che l’unica passione del capitale è il cannibalismo di classe: è quella di sfruttare, asservire, schiavizzare le masse proletarie. Chi si fa organizzatore di campi profughi, di luoghi di identificazione, di accoglienza pelosa, è di fatto complice dei mercanti della forza lavoro schiavista. E’ “condizione normale” dei senza patria e dei senza riserve quella di vendere cara la propria pelle sul mercato del lavoro: ma è condizione altrettanto necessaria quella di combattere, rispondendo con la violenza alla violenza. Le manifestazioni di lotta per fuggire dalle carceri, dai lager, l’occupazione delle piazze e dei porti, sono la risposta necessaria e urgente per non essere schiacciati.

Si riapra dunque il confine con la Macedonia a Idomeni perché si possa attraversare i Balcani in cerca di lavoro e di quel tanto di sicurezza che è concesso dal Capitale; ma intanto non ci si lasci tentare dalle sirene pacifiste, razziali e patriottiche, che operano per mettere gli uni contro gli altri i proletari. Questo il comando: unirsi al proletariato locale con i rifugiati e immigrati, aprirsi alla lotta di classe contro il capitale!!

Partito comunista internazionale

                                                                           (il programma comunista)

 

Articoli sulla Grecia comparsi su “Il programma comunista” tra il 2009 e il 2015

Una risposta nata dal malessere sociale - n°1/2009

Ultimatum ai proletari greci - n°1/2010

Respingere le sirene della pacificazione sociale e del nazionalismo - n°2/2010

Alla borghesia che promette “lacrime e sangue” si risponda con la guerra di classe nell’intera Europa - n°3/2010

La Grecia è il mondo. Le azioni spontanee non bastano: bisogna lavorare per mettere in campo una forza organizzata e cosciente - n°2/2011

La vera risposta di classe a una falsa domanda - n°4/2011

Offensiva contro il proletariato (volantino) - n°4/2011

Ai lavoratori immigrati, fucilate al posto del salario - n°4/2013

La crisi greca è la crisi del capitale mondiale - n°2/2015

In Grecia, un altro grande spettacolo di democrazia e nazionalismo - n°5/2015

Grecia: la corda e l’impiccato - n°5/2015

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