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DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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Sabato, 17 Novembre 2018

Dalla Germania: L’IG Metall e le trattative del 2018: l'apparente vittoria della settimana lavorativa di 28 ore è in realtà un ben scarso risultato

“Nessuno ha voglia di una grande protesta” (Jörg Hofmann, presidente del sindacato IG Metall): questa dichiarazione dice già tanto sulla lotta dell'IG Metall per un nuovo contratto collettivo di lavoro nel settore metallurgico ed elettronico in Germania, che ha riscosso grande attenzione da parte del pubblico soprattutto grazie al motto “28 ore a settimana”.

Dopo il fallimento delle trattative di gennaio, il nuovo concetto dello “sciopero di avvertimento di 24 ore” avrebbe dovuto obbligare il Capitale a fare qualche concessione. Agli scioperi di avvertimento ha partecipato un milione di lavoratori, a quelli di 24 ore mezzo milione, in migliaia di aziende. L'idea contenuta in questo approccio era quella di bloccare diverse aziende del settore per un giorno intero nell'arco di una settimana, per dimostrare il grande potere dei lavoratori.

 

“Non vogliamo che le aziende restino bloccate a lungo e che le strade si riempiano di bandiere rosse” (Federazione dei datori di lavoro, Gesamtmetall). Il 5 febbraio 2018, quindi, l'IG Metall conclude con il Capitale un accordo salariale nella regione del Baden Württemberg, adottato anche nelle altre regioni. Quest’accordo così rapido stupisce ancora di più, inoltre, se si vuole considerare l'IG Metall un vero sindacato; purtroppo è difficile verificare se nella fase precedente ci siano stati i rispettivi accordi, come supposto da alcuni sindacalisti. Ciò che ne è venuto fuori è senza dubbio uno scarso e complicato risultato aritmetico di un aumento retributivo del 2% circa all'anno, che più o meno corrisponde al tasso d'inflazione ufficiale. Le tanto discusse “28 ore a settimana” non sono una conquista generale, guadagnata per tutti i lavoratori (o perlomeno per determinati settori) e a compensazione totale (o quantomeno parziale). Si tratta, piuttosto, di un regolamento aziendale volontario per il quale si può fare richiesta individualmente, con conseguente riduzione salariale: nel singolo caso, magari, un “pensiero gentile”, ma niente di più. Innanzitutto, non è necessaria una protesta per un risultato del genere, dato che molte aziende di diversi settori offrono ai loro impiegati opzioni simili già da molto tempo. Un altro risultato delle proteste è stato quello degli otto giorni di congedo speciale, ma solo per pochi gruppi di lavoratori: impiegati con bambini di età inferiore agli 8 anni o con parenti bisognosi di assistenza, e quelli in servizio a turni, in particolari condizioni duramente regolamentate. Sei giorni a spese del lavoratore, gli altri due pagati dall'azienda: quindi, un accordo molto favorevole alla ditta. Per questo scarso risultato generale, poi, l'IG Metall è stata anche pronta a intaccare ulteriormente la settimana di 35 ore, diventata ufficiale nella Germania Ovest (resta di 38 ore nella Germania dell'Est) nell'industria metallurgica ed elettronica, a favore della settimana di 40 ore: da un lato, aumentando la percentuale di coloro che possono lavorare 40 ore, dall'altro, applicando la media delle ore di lavoro (se un impiegato part-time lavora 20 ore, altri tre dovranno lavorare 40 ore invece che 35). Il tema del lavoro interinale, e cioè che in un'azienda diversi lavoratori svolgano lo stesso lavoro per diverse ditte e a diverse condizioni, è stato purtroppo escluso anche stavolta dalle trattative. Un altro grande problema: la durata del contratto collettivo è di 27 mesi; fino al 31 marzo 2020, quindi, vige il divieto di sciopero. Finalmente un po' di tranquillità per le aziende!

L'IG Metall e i mass-media borghesi hanno celebrato il risultato come un grande successo, come c'era da aspettarsi: si parla di un aumento salariale del 4,3% e dell'introduzione della settimana lavorativa di 28 ore, osannata come una conquista rivoluzionaria in modo totalmente acritico. In realtà, con questa conclusione, l'IG Metall ha minato ancora una volta la combattività dei lavoratori e ignorato le condizioni economiche generali favorevoli (registri degli ordini pieni, elevato utilizzo dell'industria e allo stesso tempo mancanza di manodopera in Germania). A tal proposito il giornale “der Spiegel” scrive: “L'IG Metall ha resistito tuttavia alla tentazione, dopo decenni sulla difensiva, di celebrare un trionfo esemplare sui datori di lavoro, nonostante per parte della base sindacale il desiderio fosse forte. Il sindacato avrebbe potuto far accettare probabilmente molte delle sue richieste [...] anche senza grandi concessioni: uno sciopero esteso sarebbe stato così dannoso per le aziende del settore metallurgico, visto l'altissimo carico di lavoro attuale, che di certo le federazioni dei datori di lavoro avrebbero firmato dopo pochissimo tempo tutto ciò che avrebbe potuto fermarlo. Ciò avrebbe sicuramente significato anche la fine della concertazione costruttiva che rappresenta una delle forze della posizione della Germania” (http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/ig-metall-der-tarifstreit-in-der-metallbranche-kennt-nur-gewinner-kommentar-a-1192088.html). E un articolo di sindacalisti puntualizza per bene il ruolo dell'IG Metall: “Colleghi di sinistra del settore metallurgico considerano l'IG Metall così forte soprattutto per la sua capacità di organizzare le sconfitte”! (https://www.rubikon.news/artikel/kein-grund-zum-feiern)

Questa protesta ha mostrato ancora una volta il ruolo dei sindacati di regime, che tengono buona la classe operaia con pseudo-successi e un'abile propaganda e che non hanno a cuore gli interessi della nostra classe, bensì il bene della nazione e il partenariato sociale.  Invece, è necessario che la classe operaia si organizzi a livello sindacale indipendentemente da Stato, Nazione e Capitale, e che dalle lotte scaturiscano prospettive di nuove strutture sindacali territoriali di base. Per quest’obiettivo, noi ci battiamo insieme a chi lotta, in azienda, nei quartieri e ovunque la classe si mobiliti.

 

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                                                                           (il programma comunista)

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