Una pezza e un pezzo di pizza

Era il 14 novembre del 2012 quando i ministri Passera e Barca, arrivati nel Sulcis per riportare l’ottimismo fra gli operai e domare la protesta con segni concreti di buona volontà, furono costretti a una trafelata e caotica fuga per prendere l'elicottero dei carabinieri. Gli operai sardi di Carbonia e Iglesias, alla fine di una mattinata di scontri con la polizia, avevano tentato di dare l’assalto all’auditorium in cui si trovavano i ministri, dopo aver bloccato le strade con barricate e fiamme lingueggianti. In quell’occasione, l’accoglienza non fu delle più calorose per i due emissari dell’allora governo Monti, così come per i politici locali e i sindacalisti intervenuti all'incontro, i quali rimasero bloccati nel centro convegni per interminabili ore, mentre all’esterno ruggiva rabbiosa la protesta dei proletari sardi che sfidarono, addirittura, le cariche della polizia con manganelli e lacrimogeni.

Sono passati poco più di cinque anni da quella giornata campale, ma la situazione economica e lavorativa è perfino peggiorata. Ad oggi gli impianti industriali dell’Alcoa e dell’Euralluminia sono ancora fermi e l’obiettivo della società americana di cedere lo stabilimento di Portovesme sembra sempre più complicato. Tuttavia, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, nella giornata del 22 dicembre è stato accolto festosamente proprio nello stabilimento Alcoa di Portovesme, annunciando che entro il 15 febbraio del 2018 la trattativa sarà chiusa positivamente e gli impianti saranno rimessi in produzione.

Nonostante l’ennesimo annuncio, solo l’ultimo dei tanti che si sono susseguiti fino ad oggi come i grani di un rosario, la situazione del Sulcis-Iglesiente permane disastrosa: tassi di disoccupazione giovanile oltre il 74% – nel 2008 il grafico si fermava ad appena il 39% – povertà relativa in crescita e più che raddoppiata rispetto al 2014, aumento dell’emigrazione e del malessere sociale. Invero, quest'area rappresenta bene la crisi in cui è sprofondata l'Italia, dove le fabbriche e le miniere sono ormai chiuse, dove le case rimangono al freddo e dove, come riporta L'Espresso secondo una analisi fatta da Unioncamere già nel gennaio del 2012, oltre la metà della popolazione è letteralmente alla fame.

Fino al 2009, Euralluminia e Alcoa, impianti strategici per la metallurgia italiana, garantivano circa 7000 buste paga tra occupati diretti e indotto, ma queste cifre sono state via via erose da una crisi a cui il capitale non riesce a sottrarsi e dagli effetti della delocalizzazione, che altro non è se non un modo nuovo per indicare il processo di industrializzazione. Non si dimentichi che Euralluminia si occupava della produzione di ossido di alluminio ricavato dalla bauxite, e il polo sardo era l'unico in tutta l'area del Mediterraneo, con una capacità produttiva annua di 1.1 milioni di tonnellate. Alcoa, da canto suo, disponeva di due unità produttive a Fusina (VE) e di una di alluminio primario a Portovesme, oggi entrambe chiuse. Nell'impianto del sudovest dell'isola, gli ammortizzatori sociali sono stati garantiti per un altro anno proprio il 21 dicembre scorso ad almeno 600 lavoratori.

Con tutto ciò, in questa occasione i combattivi proletari di una delle zone più povere d’Italia si sono mantenuti calmi, forse ammansiti dall’atmosfera natalizia imminente o illusi dall’ulteriore promessa del ministro di turno, il quale – conscio del fatto che riavviare l’industria pesante in una regione già investita dal processo di delocalizzazione richiede un notevole sforzo di fantasia – ha egli stesso affermato: «La mia visita qui non è per festeggiare, questo lo faremo quando tutto sarà finito».

Di fatto, Calenda ha solo potuto metterci una pezza temporanea per tenere a bada i proletari sulcitani, i quali già da tempo mostravano segni di belligeranza crescente, per poi invitare tutti a mangiare una pizza da lui offerta, come aveva anticipato con un tweet.

Di fatto l’11 gennaio verrà reso noto il piano industriale e allora si saprà quanti lavoratori otterranno un posto d lavoro e quanti finiranno nelle fila dei disoccupati. Per il momento si sa che fra i circa 100 mila (!!) cassaintegrati sardi, quelli dell'Alcoa sono 500 operai, la Carbosulcis ne conta 463, mentre Eurallumina ha riproposto la cassaintegrazione in deroga per ben 400 operai, molti dei quali impegnati in corsi di riqualificazione, altro segno evidente del fatto che nemmeno fra gli esponenti politici si crede seriamente a possibili riprese della produzione.

Noi comunisti sappiamo bene che per il proletariato non esistono scorciatoie, nonostante che ministro, sindacato e politici destri e sinistri di volta in volta ripropongano iniziative conciliatorie di orientamento democratico. Sarà necessario riprendere la via della lotta aperta contro il capitale per l’abolizione dei rapporti di produzione esistenti e per la creazione di una società senza più classi.

 

Partito comunista internazionale

                                                                           (il programma comunista)

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