Chi siamo

DISTINGUE IL NOSTRO PARTITO: La linea da Marx Lenin alla fondazione dell’Internazionale comunista e del Partito Comunista d’Italia; alla lotta della sinistra comunista contro la degenerazione dell’Internazionale; contro la teoria del socialismo in un Paese solo e la controrivoluzione stalinista; al rifiuto dei fronti popolari e dei blocchi partigiani e nazionali; la dura opera del restauro della dottrina e dell’organo rivoluzionario a contatto con la classe operaia, fuori dal politicantismo personale ed elettoralesco

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MILANO, via dei Cinquecento, 25, citofono: Ist. Prog. Com. (zona Corvetto; MM3; Bus 95) — lunedì ore 21,00 
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ROMA, presso "Libreria Anomalia", via dei Campani, 73 — primo martedì del mese dalle 17,30 
TORINO,  Prossimo incontro pubblico a Torino sabato 14 gennaio 2017, ore 15,30, c/o Circolo ARCI CAP, corso Palestro 3/3bis
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Domenica, 27 Maggio 2018

Via dalle urne! O preparazione elettorale o preparazione rivoluzionaria!

E' possibile illudersi ancora sul ruolo che, nel mondo intero, l’ormai perpetua mobilitazione elettorale svolge all'interno di un sistema democratico-parlamentare che è soltanto la foglia di fico della dittatura borghese? La risposta è NO! Non è possibile continuare a illudersi!

Sull'arco di tre secoli di storia, la classe borghese ha utilizzato tutte le forme di dominio atte a mantenere saldo il proprio potere sul proletariato. All'epoca della sua affermazione rivoluzionaria contro il feudalesimo, metteva fuori legge le organizzazioni politiche e sindacali dei lavoratori. Nella fase “liberale” di fine '800 (l'epoca “pacifica” dello sviluppo capitalistico, pagata a caro prezzo dai proletari e dai popoli coloniali), procedeva già ad assorbire nel meccanismo democratico-parlamentare sindacati e partiti opportunisti. Con lo sviluppo dell'imperialismo novecentesco, si è data strutture di aperto dominio politico in funzione anti-proletaria e anti-comunista, intrecciandole con un'abile legislazione sociale e riformista. Infine, nel secondo dopoguerra, del fascismo ha ereditato la sostanza economica, finanziaria, sociale e politica, rivestendola dell'ingannevole maschera democratica e, nella realtà materiale, procedendo, in perfetta continuità, allo svuotamento degli istituti parlamentari (a tutti i livelli), già iniziato e praticato dai regimi precedenti.

 

Eppure, questa realtà materiale era chiara ed evidente fin dal Manifesto del Partito Comunista del 1848: “La borghesia sopprime sempre più il frazionamento dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Essa ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione e concentrato la proprietà in poche mani. Ne è risultata come conseguenza necessaria la centralizzazione politica. Province indipendenti, quasi appena collegate tra loro da vincoli federali, province con interessi, leggi, governi e dogane diversi, sono state strette in una sola nazione, con un solo governo, una sola legge, un solo interesse nazionale di classe, un solo confine doganale” (Capitolo I, “Borghesi e proletari”).

Un solo governo, un solo interesse nazionale di classe: ecco il dominio dittatoriale della borghesia, indipendentemente dalla forma che esso può assumere a seconda delle fasi storiche. Centralizzazione economico-finanziaria=centralizzazione politica: anche limitandoci agli ultimi decenni, il sempre maggior peso dell'esecutivo, la legislazione per decreto, l'intreccio sempre più stretto fra economia/finanza e politica, l'interventismo statale, l'integrazione di partiti e sindacati nello Stato... Tutto ciò è la realtà, mentre il meccanismo democratico-elettorale è la finzione – una finzione sempre più miserabile e cialtrona, cinica e stupida, a fronte di contraddizioni economiche e sociali e contrasti inter-imperialistici ogni giorno più acuti e distruttivi.

Scriveva Lenin nel 1919, l'anno in cui nasceva l'Internazionale Comunista: “Il parlamento borghese, sia pure il più democratico della repubblica più democratica in cui si conservi la proprietà dei capitalisti e il loro potere, è una macchina che serve a un pugno di sfruttatori per schiacciare milioni di lavoratori. […] limitarsi al parlamentarismo borghese, alla democrazia borghese, abbellirla come 'democrazia' in generale, tacerne il carattere borghese, dimenticare che il suffragio universale, finché perdura la proprietà dei capitalisti, è una delle armi dello Stato borghese, significa tradire vergognosamente il proletariato, passare dalla parte del suo nemico di classe, la borghesia, essere un traditore e un rinnegato” 1. E, da allora, l’elenco dei traditori e rinnegati non ha fatto che allungarsi e ingrossarsi!

A Lenin faceva eco, l’anno dopo, “Il Soviet”, organo della frazione del Partito Socialista che di lì a poco avrebbe fondato il Partito comunista d'Italia: “Il nostro astensionismo deriva dalla grande importanza che noi diamo al compito politico che nell'attuale periodo storico tocca ai Partiti Comunisti: conquista insurrezionale del potere politico, instaurazione della dittatura del proletariato e del sistema soviettista. Siccome il più grande ostacolo a questa lotta sono le tradizioni e i partiti politici della democrazia borghese […], affermiamo indispensabile il troncare ogni contatto fra il movimento rivoluzionario e gli organi rappresentativi borghesi: l'isolamento della carogna in putrefazione della democrazia parlamentare” 2. Oggi, quel cadavere, quella “carogna in putrefazione”, continua a camminare come uno zombie, e dietro gli vanno, abbrutiti e drogati dallo sbraitare idiota di una politica borghese infame e di mezzi di comunicazione asserviti, coloro che ancora s’illudono e ci credono.

Ci si può obiettare che siamo ben lontani dalle condizioni oggettive e soggettive necessarie per l'insurrezione e la presa del potere. Certo: ma appunto per questo sono necessari lo sviluppo, l'approfondimento e la diffusione, specie fra le giovani generazioni che subiscono sulla propria pelle i dissesti inevitabili nel sopravvivere di un capitalismo stramaturo e condannato dalla storia, di quella preparazione rivoluzionaria che può solo opporsi in maniera totale alla preparazione elettorale. Noi non diciamo: “Disertate le urne e fatevi i fatti vostri”. Noi diciamo: “Schieratevi sul fronte della lotta di classe, con tutto ciò che questo comporta a livello sociale e politico. Disertate le urne”. Noi non siamo per “l'anti-politica”, questo stupido spauracchio democratico: noi siamo per una politica rivoluzionaria che, nelle mobilitazioni e nelle quotidiane lotte operaie, nella faticosa opera di organizzazione e direzione politica di un proletariato aggredito da ogni parte, ancora diviso al proprio interno, disperso e oppresso da decenni di controrivoluzione aperta o dissimulata, prepari le condizioni perché sia finalmente abbattuto questo modo di produzione che, dibattendosi in una crisi economica senza fine e senza soluzione che non sia quella di un nuovo conflitto mondiale, sta massacrando intere popolazioni e devastando intere aree del pianeta, e prepara massacri e devastazioni ancor peggiori.

Ma politica rivoluzionaria vuol dire partito rivoluzionario, quel partito al quale noi lavoriamo indefessamente, minoritari e contro corrente, perché esso si radichi e si sviluppi in ogni segmento internazionale della nostra classe.

Via dalle urne, dunque! Via dall'ennesimo inganno! Per opporre la nostra forza, potenzialmente immensa, alla dittatura democratica della classe dominante!

 

1Lenin, “Lettera agli operai d'Europa e d'America” (24/1/1919).

2“Le tendenze nella III Internazionale” (23/5/1920).

 

Partito comunista internazionale

                                                                           (il programma comunista)

 

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