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Fascismo e democrazia a braccetto, contro lo sciopero come arma di lotta contro i licenziamenti

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In data 14/5, la Commissione Garanzia sullo Sciopero, “in risposta alla nota prefettizia […] con la quale veniva richiesto un parere in merito alla eventuale qualificazione giuridica, in termini di servizio pubblico essenziale, dell'attività svolta dalla Cooperativa Work Project di Sasso Marconi (Bo), presso i magazzini CTL di Cadriano-Granarolo dell'Emilia (Bo)”, ha ritenuto che “le operazioni di scarico e carico della merce deperibile e dei generi alimentari di prima necessità, ai fini di dell'approvvigionamento della collettività (ed, in particolare, per l'approvvigionamento di mense, scuole, asili, cliniche e grande distribuzione), costituiscono, a tutti gli effetti, una attività di carattere 'strumentale' rispetto all'erogazione del servizio pubblico essenziale del Trasporto merci”. In quanto tali (continua il “parere” della Commissione), esse rientrano nel “settore disciplinato – quanto alle modalità di esercizio degli scioperi – dal Codice di autoregolamentazione del 20 giugno 2011”.

 

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Una nuova pubblicazione di Partito

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E’ uscito il Quaderno n.6, intitolato IL TERRORISMO E IL TORMENTATO CAMMINO DELLA RIPRESA GENERALE DELLA LOTTA DI CLASSE, che riunisce il testo dal medesimo titolo uscito nei nn. 7-8-9-10-11/1978 de “Il programma comunista” e, in Appendice, il testo “Forza, violenza, dittatura nella lotta di classe”, uscito nei nn. 2-4-5-8-9-10/ 1946-48, di quella che allora era la nostra rivista teorica, Prometeo. Il volumetto, di 104 pagine, è in vendita a euro 6 e può essere richiesto scrivendo a: Edizioni Il programma comunista, Casella postale 962, 20101 Milano.

Ecco il suo indice:

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Linee generali su licenziamenti e disoccupazione

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La realtà capitalistica è instabile e senza regole per sua stessa natura, e i lavoratori si troveranno sempre ad affrontare licenziamenti e disoccupazione: questo stato di cose deve essere sempre presente alla classe operaia. La chiusura, il fallimento di migliaia, decine di migliaia, di aziende, non è cosa nuova: milioni sono i proletari licenziati e a decine di milioni si contano i disoccupati di tutte le età, di tutti i settori produttivi e dei servizi. La profonda crisi economica si sta scatenando ovunque e spinge i proletari immigrati, per primi, alla lotta dura. Che il capitalista come rappresentante del profitto sia travolto dai suoi stessi investimenti di capitale, che il banchiere come rappresentante del capitale finanziario e del credito affondi con la sua stessa banca e i suoi interessi, che il rentier si senta minacciato nei suoi affari, a noi non importa e non deve importare nulla, come non c'importa nulla il carico di debiti dello Stato. Possiamo solo dar loro la botta finale mandandoli in bancarotta. A noi importano solo e unicamente gli interessi sia immediati che storici della nostra classe. Essa viene attaccata sempre, sia quando è in corso una crisi profonda come questa, sia in epoca di sviluppo “normale” del capitale.  

 

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Pulci, pidocchi, pappataci...

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Si sa: la fase imperialista del capitalismo gonfia a dismisura il parassitismo congenito a questo modo di produzione. Ma non del parassitismo in generale vogliamo qui parlare, quanto piuttosto di una sua specie particolare.

Avete presente un cavallo che se ne va per la sua strada? L'avvolge un nugolo d'insetti che l'attaccano da ogni parte. Che farci? Muove la testa su e giù, sventola la criniera, agita la coda, ogni tanto ci scappa un calcio. Ma continua a fare quel che deve fare.

Siamo come quel cavallo: facciamo quel che dobbiamo fare, indifferenti al nugolo di parassiti che ci stanno intorno.

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Bangladesh: “Killing is no murder”- Dedicato ai nostri compagni uccisi.

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Quest’ultima strage di lavoratrici e lavoratori tessili a Dacca, in Bangladesh, con i suoi ormai più di mille morti (400 vittime accertate, 700 dispersi a parecchi giorni dalla tragedia) e migliaia di feriti, in un palazzo che ospitava diverse fabbriche e che si è disgregato sotto i loro piedi mentre erano costretti a lavorarci nonostante gli evidenti segni di cedimento, a che numeri porta l’olocausto operaio? Quanti sono i milioni di operai assassinati in nome del profitto, anno dopo anno, dai carnefici addetti alla catena, dai guardiani dei campi di concentramento chiamati aziende, dai boia del Progresso capitalistico chiamati imprenditori, dai datori di morte ipocritamente detti “datori di lavoro”? Quanta umanità bisogna ancora sacrificare al Moloch del Capitale? Basta! La vita dei milioni e milioni di proletari che sudano sangue nei lager capitalistici trovi la strada della violenza riparatrice, del rovesciamento di quest'ordine sanguinario! La lotta dei lavoratori internazionali non deve chiedere a nessun Governo borghese, a nessun Diritto, a nessuna Giustizia la delega per la riparazione di una condizione di schiavi: deve mettere in campo la propria determinazione, la propria organizzazione, la propria forza, nella lotta di classe che dovrà scatenarsi per le strade e le piazze, contro la classe dominante di ogni paese. Il grido della nuova Internazionale dei proletari sia ancora quella di un tempo: Proletari di tutto il mondo, unitevi!

Ultimo aggiornamento Martedì 28 Maggio 2013 12:10 Leggi tutto...

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