Qui vi è dunque l'assoluto interesse delle classi dominanti di perpetuare la spensierata confusione. E a quale altro scopo sarebbero pagati i sicofanti ciarloni che non hanno altra carta scientifica nel loro gioco se non quella che nell’economia politica non è comunque lecito pensare?
Karl Marx, Lettera a Kugelmann, 11/7/1868
Ormai per circa due anni e mezzo, si è divulgata la rassicurante dichiarazione che “il peggio della Crisi” sarebbe stata alle spalle: dichiarazione subito smentita dai fatti, nonostante tutti i “timidi segnali” che facevano… ben sperare ([1]). La “ripresa è dietro l’angolo”: ma poi l’orizzonte non si è schiarito, minacciando sempre più tempesta. La terra (del capitale) è arsa, non assorbe il mare di liquidità che la sovrasta. La ripresa, per quanto drogata, non attecchisce: è fragile e irregolare in particolare nelle cosiddette “economie avanzate”, ed è disomogenea quella mondiale; nel primo e secondo scorcio del 2011, è già, nel complesso, in rallentamento, mentre si fan largo nugoli di “effetti collaterali”: la zavorra-bomba dei debiti sovrani sulle due sponde dell’Atlantico e in Giappone, il perdurare degli squilibri commerciali e valutari e dell’instabilità finanziaria, lo spettro dei contagi a livello globale.